La mia scrivania

Ultimamente sto ricevendo molte richieste di chiarimenti sul come ho personalizzato il desktop della mia installazione di Ubuntu,  visionabile nella barra laterale del blog.

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Le parti di cui si compone sono essenzialmente tre:

  • Un tema GTK + Metacity
  • Le Icone
  • La barra laterale

Il tema GTK + Metacity

Per applicare alle finestre ed ai pannelli lo stesso aspetto dell’immagine della mia scrivania è necessario scaricare il pacchetto Shiki Colors ed aggiornare Murrine ad una versione recente.

Nella pagina dedicata su gnome-look.org sono presenti i link dai quali reperire il necessario, non li riporto qui perché sono in continuo aggiornamento.

All’interno dell’archivio, oltre allo sfondo del desktop corrispondente ed al tema del bordo delle finestre Metacity, sono disponibili una serie di varianti sul tema principale con la possibilità di scegliere differenti colori in base ai propri gusti.

Viene lasciata inoltre all’utente, sempre se in grado, la facoltà di modificarne la configurazione andando a toccare il file gtkrc associato alla skin prescelta, comodamente suddiviso per sezioni.

Scarica Shiki Colors e Murrine SVN

Le Icone

Per rendere coerente l’aspetto dell’interfaccia del desktop ho associato a Shiki Colors la raccolta di icone che va sotto il nome di GNOME Colors, anch’essa scaricabile da gnome-look.org.

Il design non si discosta troppo dalle classiche icone Tango, il che risulta essere un fattore positivo.

Scarica Gnome Colors

La barra laterale

La barra laterale integrata allo sfondo della scrivania, riportante alcune informazioni utili, è ottenuta tramite Conky ed una configurazione ad hoc, che manco a dirlo si chiama Conky Colors. Indovinate da dove si può scaricare? Bravi, avete indovinato, sempre gnome-look.org.

Sono disponibili diversi colori per adattarsi a quello scelto in Shiki Colors.

Dentro il pacchetto scaricato si trovano i file di configurazione corrispondenti alla propria lingua, che vanno estratti in home sotto il nome di .conkyrc .

Inoltre, per ottenere la notifica delle email e del meteo, serve installare anche i due pacchetti debian a corredo e segure le istruzioni presenti QUI e QUI.

Scarica Conky Colors

Installa conky con sudo apt-get install conky

Spero di aver soddisfatto la curiosità di chi mi ha scritto.

Queste sono le componenti principali, ovviamente ho poi provveduto a limarne alcuni aspetti in base alle mie esigenze.

Ho scelto inoltre di non usare Compiz a causa di spiacevoli decadimenti di prestazioni in combinata con i driver fglrx, soprattuto in fase di utilizzo di Flash Player, Xv e OpenGL.

Tuttavia le recenti evoluzioni in campo di dock per Linux, leggasi Docky, mi stanno lentamente facendo riavvicinare al noto composite manager, costringendomi ad ingoiare il boccone amaro. Probabilmente la mia scrivania subirà presto un restiling ;)

[ShotPress] Mark Shuttleworth | Notifications, indicators and alerts

Mark Shuttleworth ha presentato uno studio su come dovrebbero apparire le notifiche su Ubuntu 9.04. La parte più controversa riguarda il fatto che non è prevista alcuna interazione, quindi nemmeno una piccola x per chiuderle. Riusciranno i nostri eroi a rendere realtà questo mockup? Speriamo non ci diano un’altra delusione come per la promessa di un nuovo tema per Ubuntu 8.10. Sotto il video ;)

The most controversial part of the proposal is the idea that notifications should not have actions associated with them. In other words, no buttons, sliders, links, or even a dismissal [x]. When a notification pops up, you won’t be able to click on it, you won’t be able to make it go away, you won’t be able to follow it to another window, or to a web page. Are you loving this freedom? Hmmm? Madness, on the face of it, but there is method in this madness.

Our hypothesis is that the existence of ANY action creates a weighty obligation to act, or to THINK ABOUT ACTING. That make notifications turn from play into work. That makes them heavy responsibilities. That makes them an interruption, not a notification. And interruptions are a bag of hurt when you have things to do

[Vai all’originale]

Installare una copia in locale di WordPress 2.7 su Linux

L’ultima versione di WordPress ha portato con sé parecchie nuove funzioni interessanti, e per questo è un aggiornamento caldamente consigliato.

Tuttavia, prima di procedere all’installazione della release 2.7 sul proprio blog, non sarebbe male poterne testare le funzionalità su una copia in locale, al fine di scongiurare brutte sorprese ed incompatibilità.

Per fare ciò di solito è necessario mettere in piedi una installazione LAMP sul proprio computer, ma configurare i vari pezzi affinché possano funzionare insieme potrebbe essere cosa lunga e faticosa, soprattutto per chi non conosce approfonditamente il funzionamento delle parti che ne compongono il sistema.

Su Linux, in particolare su Ubuntu, basterebbero pochi comandi per procurarsi dai repository i pacchetti necessari, ma questa procedura comporta anche il recupero delle varie dipendenze connesse a tali pacchetti, di cui non è sempre facile liberarsi quando non se ne ha più bisogno. Inoltre rimane sempre la questione della configurazione e della gestione dei servizi installati che preclude una certa dimestichezza.

Una soluzione all in one

Con Bitnami WordPress Stack possiamo invece concederci il lusso di non dover pensare a come far combaciare le parti che compongono un sistema LAMP ed addirittura è possibile avere una copia di WordPress 2.7 già pronta per i nostri esperimenti.

Infatti, il bundle di installazione comprende uno stack preconfigurato di Apache, MySQL e PHP che va ad installarsi in una cartella a nostra scelta. Ivi contenuti ci sono tutti i file di cui abbiamo bisogno, senza dover scomodare nessun package manager.

Scarica Bitnami WordPress Stack

L’installer è di facile utilizzo, dopo avergli dato i permessi di esecuzione ( tramite interfaccia grafica o con il solito chmod +x ) ed averlo lanciato, ci si presenterà di fronte un classico wizard “Avanti Avanti Avanti Fine” che non ha bisogno di grandi interventi se non nell’immissione di un nome utente e password.

Terminata la procedura si aprirà una pagina di benvenuto dalla quale potremo accedere alla nostra copia locale di WordPress.

Da questo momento in poi potremo effettuare tutte le operazioni che facciamo di solito sul nostro blog, con un quid in più dato dalla velocità di esecuzione e dalla libertà di accesso alle parti più intime del CMS tramite la naturale interfaccia del sistema operativo al quale siamo abituati.

Gestire i servizi

Come già accennato in precedenza, tutti i programmi necessari sono nella cartella scelta per l’installazione, compreso lo script che controlla l’utilizzo dei servizi Apache e MySql.

La sintassi è molto semplice

./ctlscript.sh (start|stop|restart)
./ctlscript.sh (start|stop|restart) mysql
./ctlscript.sh (start|stop|restart) apache

Possiamo dunque far partire/fermare l’intero stack oppure solo un singolo servizio.

Per disinstallare tutto basta lanciare lo script uninstall che viene creato in fase di installazione o semplicemente cancellare la cartella.

L’imbarazzo della scelta

Su Bitnami.org sono disponibili tanti altri download, tutti multipiattaforma ( Win, Mac, Linux, Solaris ), che comprendono sia infrastutture diverse dalla LAMP che software alternativi a WordPress rigorosamente pronti all’uso.

Non mancano nemmeno gli utilizzi creativi.

Insomma, se non si era capito, consigliato ;)

FFmpeg con tutti i codec abilitati su Ubuntu 8.10

Problema nella conversione di un video flv scaricato da Youtube in mp3. Stop.

Il laconico errore restituitomi recita

Unsupported codec for output stream #0.1

Ffmpeg sembra non esser compilato con tutti i codec abilitati su Ubuntu Intrepid 8.10. Stop.

Serve installazione nuova versione. Stop.

Compilare da sorgente mi secca parecchio. Stop.

Trovato repository con backport da Ubuntu Jaunty 9.04 per FFmpeg e codec necessari. Stop.

ATTENZIONE: Possibili incompatibilità potrebbero nascere con alcune applicazioni che dipendono da FFmpeg e sue librerie. Provare per credere, uomo avvisato mezzo salvato. Stop.

Il repository è

deb http://ppa.launchpad.net/tim-kornhammar/ubuntu intrepid main

Aggiornati tutti i pacchetti relativi ai codec e per esser sicuro di non dimenticare nulla lancio

sudo apt-get install ffmpeg libavcodec-unstripped-52 libavdevice-unstripped-52 libavutil-unstripped-49 libpostproc-unstripped-51 libswscale-unstripped-0 libavfilter-unstripped-0 libavformat-unstripped-52 libx264-65

Controllo opzioni di compilazione

ffmpeg -formats

Adesso funziona. Stop.

P.s. Post telegrafico, nel vero senso della parola! Mi viene da pensare che son meglio così gli articoli che non con lo stile che uso di solito :O

Funny man pages

Però se vi radete così ricoveratevi.
Se vi rasate così è il momento di staccare la spina.

Se come me siete uno strafottutissimo nerd (cit.) allora sapete cosa vuol dire stare ore davanti al computer intenti a smanettare la propria installazione di GNU/Linux.

Ci sono però dei momenti in cui si ha bisogno di svagare un po’, e cosa c’è di meglio che leggere una bella pagina man per distrarsi? Mmm…dove sta il divertimento? Beh, esistono pagine man decisamente particolari, l’importante è essere consapevoli di non farvi affidamento ;)

Un esempio?

NAME
baby – create new process from two parents

SYNOPSIS
baby -sex [m|f] [-name name]

DESCRIPTION
baby is initiated when one parent process polls another server process
through a socket connection in the BSD version or through pipes in the
System V implementation. baby runs at low priority for approximately
forty weeks and then terminates with a heavy system load. Most systems
require constant monitoring when baby reaches its final stages of exe_
cution.

[…]

Su Ubuntu e Debian basta installare due pacchetti

sudo apt-get install funny-manpages asr-manpages

Per visualizzarle tutte bisogna munirsi della lista completa delle pagine visualizzabili con i relativi comandi.

Adesso, prima di lasciare un commento, andatevi a leggere

man 1fun flame

e poi tornate a commentare ;)

Immagine | Via

Ubuntu Free Culture Showcase per Jaunty Jackalope

Anche se il titolo del post assomiglia ad uno scioglilingua, Ubuntu Free Culture Showcase è l’iniziativa lanciata per l’uscita della prossima versione di Ubuntu, una occasione da non perdere per i creativi di tutto il mondo.

Grazie a questo contest, già proposto anche per il rilascio di Intrepid Ibex, tutti i sostenitori del software libero potranno sottoporre le proprie creazioni al team di Ubuntu.

Il video vincitore della scorsa edizione

Finalmente ho trovato una scusa più o meno credibile per inserire una bella ragazza in un post!

I lavori ritenuti meritevoli ad insindacabile giudizio del team predisposto alla valutazione, verranno poi votati dal Community Council che deciderà i vincitori. Le opere scelte saranno incluse nella nuova distribuzione, precisamente nella cartella Examples presente nella home di una installazione standard, e saranno a disposizione delle milioni di persone che installeranno la nuova distribuzione.

Certamente una vetrina di tutto rispetto!

Le categorie sono tre:

  • Audio, per un massimo di 1 MB in formato Ogg Vorbis
  • Video, per un massimo di 2.5 MB in formato Ogg Theora
  • Foto/Grafica per un massimo di 0.5 MB in formato PNG o JPG

Inoltre tutte le opere dovranno essere rilasciate sotto licenza Creative Commons.

La data di scadenza è fissata per il 6 febbraio 2009.

Italiani diamoci da fare, la nostra creatività è rinomata in tutto il globo, cerchiamo di non sfigurare!

Un consiglio spassionato? Le Linux Chicks tirano sempre ;)

Migliorare la barra di avvio di Ubuntu

La classica barra arancione che vediamo durante l’avvio standard di Ubuntu ha decisamente un andamento ballerino, a volte si muove velocemente, a volte a piccoli passi, a volte invece rimane addirittura ferma.

Questo tipo di comportamento non dà la percezione dell’effettiva durata del caricamento. Per avere un’idea di come dovrebbe comportarsi, pensate a quando effettuiamo la copia di un file o guardiamo spostarsi la barra del tempo trascorso di un filmato.

Ubuntu Usplash Smooth permette di ovviare a questo inconveniente regalandoci una barra che si muove con fluidità, essendo basata sui tempi di avvio delle precedenti sessioni. Dato che in realtà questi non cambiano di molto, ecco che possiamo godere di un boot più gradevole e più accurato.

La differenza tra i due video proposti è evidente.

Installazione

Installare Usplash Smooth è davvero elementare.

E’ sufficiente aggiungere il repository

deb http://ppa.launchpad.net/usplash-smooth/ubuntu intrepid main

ed installare il pacchetto tramite il link apturl

Installa usplash-smooth

oppure con il solito e più tradizionale comando

sudo apt-get install usplash-smooth

Dopo un paio di avvii, la barra si adatterà ai tempi di caricamento del proprio computer.

Tuttavia, non a tutti potrebbe piacere il cambiamento apportato da usplash-smooth, basterà dunque disinstallarlo per tornare alla situazione di partenza.

Tab Mix Plus e Ubufox non vanno d’accordo su Intrepid Ibex

Ieri ho finalmente trovato un po’ di tempo per installare Intrepid Ibex.

Chi mi conosce sa che non effettuo mai l’aggiornamento diretto da una versione all’altra, ma preferisco creare un backup dei file necessari ed installare da zero la nuova distribuzione per evitare confitti tra pacchetti,  soprattutto perché la mia è una Ubuntu fortemente rimaneggiata da innumerevoli esperimenti.

Nel lavoro di ricopiatura dei dati, ripristinando le estensioni di Firefox sulla nuova 8.10, mi sono accorto che qualcosa non andava.

La toolbar smemorata

Infatti i bottoni della barra di navigazione si comportavano in modo strano, non memorizzavano le modifiche effettuate alla barra stessa ed anche i pulsanti necessari per l’accesso ad altre estensioni erano scomparsi.

Per me, il fastidio più grande per me era dato dall’impossibilità di aggiungere il classico bottone Nuova Scheda e i pulsanti dedicati ad altri addon, che al riavvio del browser puntualmente venivano eliminati.

Two cans of Tab.
Tab Mix Plus non è il nome di una bevanda energetica

Incompatibili

Disattivando una ad una le estensioni fino ad allora installate, ho infine scoperto la causa del malfunzionamento.

In effetti su Intrepid esiste una cronica incompatibilità tra Tab Mix Plus e Ubufox che causa il problema sopra descritto ( in Hardy ciò non accadeva ), escludendo di fatto l’uso contemporaneo dei due addon ed imponendo all’utente la scelta tra i due.

Quale scelgo?

Per chi non ne fosse a conoscenza, Tab Mix Plus è una popolare estensione che permette una gestione avanzata dei tab ed integra il salvataggio intelligente delle ultime sessioni di navigazione; il pacchetto ubufox, che nel pannello dei componenti aggiuntivi di Firefox prende il nome di Firefox Ubuntu Modifications, consente invece di installare plugin e alcune estensioni tramite apt, semplificandone la ricerca e l’installazione.

Io ho deciso di mantenere Tab Mix plus e disattivare l’altra estensione, me la caverò anche senza che Ubuntu mi imbocchi pure l’installazione dei plugin di Firefox, in attesa che l’inconveniente venga risolto.

Crediti immagine: Wikipedia

Monitorare la salute dei propri hard disk su Linux con Gsmartcontrol

Gli hard disk, come ogni altro componente del nostro computer, sono soggetti ad usura e con il passare del tempo potrebbero cominciare a mal funzionare.

Per evitare di incappare in perdite di dati importanti, oltre ad un doveroso backup, è consigliabile tenere d’occhio lo stato di salute dei propri dischi. Su Linux ci viene in aiuto gsmartcontrol.

I possessori di Ubuntu Hardy e Intrepid possono scaricare il pacchetto debian che ho creato, per tutti gli altri ci sono i sorgenti da compilare con la solita procedura.

Scarica il pacchetto per Ubuntu

oppure

i sorgenti da compilare

Gsmartcontrol è uno strumento per controllare i parametri S.M.A.R.T. del disco rigido, fornisce dati preziosi che possiamo utilizzare per prevedere una eventuale rottura dell’hard disk.

L’interfaccia grafica è gradevole e ben strutturata e non fa rimpiangere l’uso di smartctl da linea di comando, sul quale peraltro gsmartcontrol si basa.

Ogni parametro chiave è corredato da una spiegazione dettagliata e viene messo in evidenza se si avvicina o supera la soglia di guardia ed il tab Error log ci permette di controllare gli ultimi errori occorsi sul disco

Utile la possibilità di effettuare dei test sul proprio disco, che differiscono tra loro per durata e profondità di analisi. Generalmente è sufficiente lanciare lo Short Self-Test per verificare la presenza di errori. Invece l’Execution Log ci fa vedere ogni comando lanciato ed il suo output esteso

Tra le opzioni avanzate possiamo inoltre scegliere quali dischi controllare, se effettuare le verifiche all’avvio oppure passare particolari comandi per specifici hard disk.

Gsmartcontrol è sicuramente un ottimo tool, ma è bene sapere che alcuni valori potrebbero non corrispondere a realtà, i risultati variano fortemente a seconda dell’hard disk che si possiede e al grado di aderenza del produttore allo standard S.M.A.R.T.

Pinch e Swipe su Linux

Pinch e Swipe non sono una scadente imitazione di Itchy e Scratchy

A dispetto di quanto possa sembrare, Swipe e Pinch non sono i nomi di due personaggi dei cartoni animati, bensì si riferiscono a due particolari movimenti effettuati con le dita su una periferica che supporta più tocchi contemporaneamente.

Pinch è il gesto di allargare o avvicinare due dita, è stato reso famoso da vari filmati che ritraggono schermi multitouch ed è stato portato a conoscenza delle masse grazie all’iTouch e all’iPhone. Si usa in genere per lo zoom di un’immagine o di un testo.

Swipe è invece una gesture che viene usata soprattutto sui portatili e comporta l’uso di tre dita spostate velocemente verso destra o verso sinistra. Di solito questo movimento è accostato allo scorrimento di una galleria di foto o della cronologia del browser.

Entrambi i movimenti sono implementati sul touchpad dei MacBook Air di Apple e recentemente anche Synaptics ha aggiunto qualcosa di simile nei driver per Windows.

Su Linux non c’è ancora nulla del genere che si possa definire stabile, ma possiamo lo stesso provare a giocare con pinch e swipe tramite un piccolo hack.

Requisiti

Premessa: i passaggi che verranno descritti si riferiscono ad Ubuntu Hardy Heron 8.04 ma con qualche adattamento possono essere usati anche su altre distribuzioni.

  1. Perl
  2. Modulo Time::Hires per perl
  3. Modulo X11:GUITest per perl
  4. Opzione SHMConfig abilitata in xorg.conf

Se si possiede Ubuntu i primi due punti sono facili da soddisfare

sudo apt-get install perl

Per il terzo punto dobbiamo scaricare il pacchetto X11::GUITest, scompattarlo e compilarlo con i comandi

perl Makefile.PL

make

sudo make install

Se l’installazione non dovesse andare a buon fine, la colpa è probabilmente di qualche libreria mancante, basterà guardare tra i messaggi di errore per scovare quelle necessarie.

Inoltre, nel caso di Ubuntu, lo script di compilazione non riesce a trovare la libreria libXtst.so nonostante sia già stata installata. Per ovviare al problema

sudo ln -s /usr/lib/libXtst.so.6 /usr/lib/libXtst.so

Per il quarto punto apriamo xorg.conf e aggiungiamo la stringa

Option          "SHMConfig"             "on"

all’interno della sezione del touchpad.

Iniziamo a divertirci

Adesso ci serve lo script che ci permetterà di usare le gesture

Scarica lo script

che è tratto da questo articolo sul network di sviluppatori di IBM.

Una volta scompattato l’archivio basterà lanciare

perl gestureListener.pl

per iniziare a giocare con swipe e pinch e provare gli effetti sulle applicazioni che ci interessano.

In breve, il programmino non fa altro che usare i dati passati da synclient per associare a determinati valori un’evento specifico, nel nostro caso una combinazione di tasti. In particolare per swipe la combinazione è Alt+freccia destra o sinistra, per pinch Ctrl ++ o --.

Modificando lo script si può cambiare il comportamento associato alle gesture. Qui invoco l’aiuto di neon o di chiunque altro possa riuscire nell’impresa.

Stacchiamo tutto!

Durante l’esecuzione dello script ogni altro tipo di tocco viene disabilitato, quindi bisogna spostarsi tra le applicazioni sulle quali ci interessa provare i movimenti del touchpad tramite la tastiera.

Per terminare lo script è sufficiente un Control+C e per tornare ad usare normalmente il touchpad lanciamo da terminale

synclient TouchPadOff=0

Ho sperimentato con moderata soddisfazione le gesture su Firefox e Eye of Gnome, il visualizzatore di immagini predefinito in Ubuntu. In ogni caso i risultati variano a seconda del proprio hardware e del programma scelto per le prove.

Crediti immagine: redaktusse (+maggie)