Ubuntu e l’estensione Multisearch, falso problema o reale preoccupazione?

Con l’uscita di Karmic Koala Alpha 3 è stato inserito nell’installazione standard di Firefox un addon chiamato Multisearch che modifica il comportamento del browser.

Accade che la pagina iniziale viene modificata in http://start.ubuntu.com/9.10 e l’apposita casella di ricerca punta ad una Custom Search ad hoc, dunque non alla solita pagina di default di Google.

ubuntu_custom_search

La pagina usando la ricerca su FF 3 per Karmic, la principale differenza è una massiccia presenza di pubblicità

L’addon in questione è compreso nel pacchetto di Firefox e non è presente come opzione, rivelandosi quindi non disinstallabile anche se è comunque possibile disabilitarlo dal menu delle estensioni. Inoltre il changelog che riporta la modifica è secondo alcuni poco esauriente

firefox-3.0 (3.0.11+build2+nobinonly-0ubuntu2.me001) karmic; urgency=low

* add me001 multisearch feature for karmic alpha3
- add debian/extensions/*

anche se  a mio parere non è la funzione del changelog quella di spiegare cosa fanno le caratteristiche che vengono inserite, ma probabilmente sarebbe stato gradito un riferimento a qualche sorgente esterna.

Le reazioni della comunità

Questo comportamento ha infastidito parecchi utenti che hanno riversato le loro rimostranze su ubuntuforums.org e su launchpad, non solo per la castrazione di alcune funzionalità presenti nella versione personalizzata del motore di ricerca, ma soprattutto per il modo in cui tale cambiamento è stato inserito.

E’ stato addirittura aperto un brainstorm per portare all’attenzione dei “piani alti” la situazione e proporre un approccio alternativo.

Più in generale, quello che si evince dalle discussioni sopra riportate è possible riassumerlo in 3 punti cardine

  • un generale fastidio per il tentativo di limitare la libertà di scelta degli utenti
  • la paventata possibilità di ottenere un qualche guadagno
  • la modalità di inserimento dell’add-on.

Sfogliando le pagine è possibile assistere a scene di utenti che si strappano i capelli, gridano allo scandalo e giurano di non installare mai più Ubuntu, inneggiano al diritto alla privacy e banchettano sulle spoglie del povero mantainer dei pacchetti Mozilla.

Plin Plon, comunicazione di servizio

La risposta di quest’ultimo comunque non si è fatta attendere troppo ed in un post sul suo blog fornisce una spiegazione dettagliata sulle caratteristiche e sulle scelte effettuate, riuscendo a mio parere a chiarire quello che sembra essere un non problema.

In sintesi, l’add-on è stato implementato come parte di un esperimento atto a raccogliere una certa mole di dati al fine di migliorare la distribuzione, quello che ci si aspetta in realtà da una alpha release. Inoltre è tutto in divenire e al momento non v’è certezza di come le cose possano evolvere.

Mi ha fatto leggermente sorridere di amarezza il fatto che si è dovuto  sottolineare un aspetto come quello di un eventuale ritorno in termini economici, come se si stesse parlando del diavolo e dell’acqua santa

“You are trying to make money from me”: For now nobody wants to make money from you. If we wanted to make money putting this in an early alpha release would probably be a pretty bad business decision. Even if we wanted to make money from you, we should still clarify what “we” means here; it basically means “ubuntu”: and even though it might practically mean canonical its obvious that getting a constant revenue stream will help to fund more talented developers and events to keep ubuntu the best distribution that exists.

Considerazioni

La comunità in un progetto come Ubuntu ha un ruolo importante, contribuendo a vario titolo alla crescita della distribuzione.

Uno dei suoi compiti è sicuramente quello di supervisore, oltre che degli aspetti tecnici, anche di quelli etici, compiti che nella maggioranza dei casi vengono svolti con perizia e grandiosità d’intenti.

Tuttavia sappiamo bene come le divisioni intestine che caratterizzano in generale la comunità open source ed alcune posizioni troppo assolutiste possano a volte rappresentare un freno per lo sviluppo.

A mio parere in questa circostanza si è peccato di mancanza di comunicazione tra utenti e chi le decisioni le ha prese, pur considerando sempre che ci si sta riferendo ad una release alpha e chi la installa dovrebbe sapere a cosa va incontro.

In ogni caso ben venga il confronto, se costruttivo, ma è giusto anche non abbassare la guardia ;)

Aggiornamento

Nella prossima alpha4 Multisearch verrà rimosso


This bug was fixed in the package firefox-3.0 - 3.0.13+nobinonly-0ubuntu3

---------------
firefox-3.0 (3.0.13+nobinonly-0ubuntu3) karmic; urgency=low

* good-bye "Multisearch"; we remove our karmic alpha3 experiment called
"Multisearch" as we are approaching alpha4 (LP: #402767, #402804, #406893,
#410997, #408484, #403246)
- remove <email address hidden>/...
- update debian/firefox-3.0.install
- update debian/rules

-- Alexander Sack <email address hidden> Tue, 11 Aug 2009 11:14:32 +0200

Chissà se ci sarà possibile consultare i dati raccolti o capire a cosa servissero esattamente…

Una nuova esperienza di avvio per Ubuntu Karmic Koala

Nonostante le prime indiscrezioni all’inizio di quest’anno dessero per scontata l’inclusione di Plymouth in Ubuntu 9.10, allUDS di Barcellona si è chiarito che tale soluzione, già adottata da Fedora, non entrerà a far parte di Karmic Koala.

Il team di sviluppo della distribuzione umana ha infatti espresso in quell’occasione l’intenzione di volersi concentrare sull’ottimizzazione della velocità di avvio, ritenendo inutile l’integrazione di un software come Plymouth in un contesto dove il sistema è pronto all’uso prima che si possa inizializzare lo splash grafico.

Tuttavia il proposito di regalare all’utente un’esperienza “flicker free” durante l’avvio del sistema operativo, anche per mantenersi al passo con le altre distribuzioni, non è stato del tutto abbandonato, ma piuttosto riadattato per non confliggere con le migliorie che verranno apportate all’intera fase di boot.

L’idea

Come riportato da Mat Tomaszewski in un messaggio sulla mailing list di Ubuntu Artwork, il progetto includerà

  • grub2, che però rimarrà invisibile all’utente e richiamabile tramite la pressione del tasto Shift durante l’inizializzazione del bootloader
  • Kernel Mode Setting
  • Una schermata di caricamento che girerà direttamente su X.org e non più basata su Usplash
  • La scelta del sistema operativo da far partire avverà in modalità grafica, sempre su X.org, richiamabile con la pressione del tasto ESC
  • GDM 2

L’obiettivo è quello di far partire X in massimo 3 secondi, così da avere fin da subito tutto lo stack grafico disponibile, compreso di accelerazione hardware che permetterà di sbizzarrirsi con animazioni ed effetti grafici e, grazie al KMS, la transizione da una schermata all’altra sarà indolore.

Uno schema chiarisce esattamente come sarà organizzata la sequenza standard di avvio

boot-sequence-gdm

Sono già state dettate le linee guida per la creazione di nuovi temi e approntato uno spazio per raccogliere le proposte che arriveranno in questi mesi di sviluppo e sul quale è possibile già visionare qualche iniziale esperimento sotto forma di semplici e rudimentali animazioni.

My 2 cents

L’idea non è affatto malvagia e ammetto che mi affascina, non vedo l’ora di metterci le mani sopra ed avere un feedback diretto.

Ci si potrebbe già chiedere a quali problemi di compatibilità potrebbe portare questo approccio su alcune macchine con scarse risorse o per le quali non sono disponibili driver compatibili al 100% con tutte le tecnologie impiegate, ma sembra che i meccanismi di fallback siano già stati teorizzati ed alla bisogna dovrebbero entrare in funzione per garantire il corretto funzionamento anche in questi casi.

Tutto questo a condizione che tale meraviglioso meccanismo venga implementato in Karmic secondo quanto previsto, non sarebbe la prima volta in cui Ubuntu promette e poi non mantiene…

Di come Linux ha salvato il mio PC

Uno dei motivi per i quali mi piace GNU/Linux è l’ intrinseca possibilità di poter configurare ogni piccolo dettaglio del sistema.

Ultimamente tale caratteristica mi è tornata molto utile e mi ha permesso di continuare ad avere un computer usabile.

Recentemente, infatti, la scheda grafica del mio portatile ha deciso che era arrivata la sua ora,  lasciandomi con una schermata nera al caricamento del desktop, indistintamente su Linux e Windows.

Mi era possibile usare solamente la console di ripristino su Ubuntu, richiamata dall’apposita voce nel bootloader, oppure la modalità provvisoria sul sistema di Microsoft. Ho dunque dedotto che il problema fosse legato ai driver che, accedendo ad una sezione danneggiata del chip grafico, portavano all’immediato blocco del PC.

Su entrambi i sistemi operativi ho perciò provveduto a disinstallare i driver ATi e, utilizzando le controparti generiche, mi è stato possibile caricare la scrivania. Tuttavia tali driver non supportano le risoluzioni widescreen, e proprio una di queste ultime ( 1440×900 ) è quella nativa del mio pannello LCD.

La lentezza esasperante per ogni operazione di ridisegno su schermo e l’impossibilità di tenere lo sguardo sul display per più di 10 minuti per una insostenibile sfocatura dell’immagine mi avevano portato alla rassegnazione di utilizzare esclusivamente Linux da console. Avevo persino installato elinks, un browser per il terminale, al fine di poter almeno controllare la posta elettronica e i feed.

Poi l’illuminazione.

E se la sezione daneggiata fosse quella dedicata all’accelerazione 3D? In effetti gli artefatti che apparivano sporadicamente prima del completo cedimento suggerivano proprio questa ipotesi…

Allora su Linux ho reinstallato i driver ATi opensource e disattivato DRI inserendo l’apposita stringa

Option "DRI" "off"

nella sezione Device di xorg.conf.

Morale della favola,  sono tornato ad usare il mio sistema quasi come se nulla fosse accaduto e ho risparmiato i soldi di un eventuale nuovo pc ( eh, la crisi ) e questo solo grazie alla succitata flessibilità di un certo sistema operativo.

Adoro GNU/Linux.

La notifica degli aggiornamenti in Jaunty

Se qualcuno tra di voi ha installato Ubuntu Jaunty prima della sua uscita ufficiale avrà notato che la notifica della presenza di aggiornamenti non sbucava fuori così spesso, non perché effettivamente di aggiornamenti ce ne siano stati pochi nell’ultimo periodo, bensì perché sono cambiati i tempi con i quali si viene avvisati della disponibilità di un update.

Adesso infatti vengono notificati su base giornaliera solo gli aggiornamenti di sicurezza, mentre per gli altri pacchetti la notifica avviene su base settimanale.

Per ripristinare il comportamento a cui eravamo abituati nelle precedenti versioni è sufficiente aprire un terminale e digitare

gconftool-2 -s --type bool /apps/update-notifier/auto_launch false

o lanciare l’editor di configurazione e seguire il percorso indicato nella stringa precedente cambiando il valore della voce auto_launch.

Buon aggiornamento ;)

Video bianco con SKype e i driver open ATi

Dall’installazione di Jaunty sul mio portatile sono oramai trascorse due settimane, ma solo da un paio di giorni a questa parte  sono riuscito a passare un po’ più di tempo davanti allo schermo.

Oggi, approfittando di una lunga e piacevole conversazione con Luca aka neon aka facciocose aka “sceglitiunnicketienitiquello” ho provato ad effettuare una chiamata video con Skype, purtroppo senza successo in quanto non riuscivo a visualizzare il video del mio simpatico quanto arguto interlocutore.

Tutto quello che ottenevo era una schermata bianca all’interno della finestra del programma, nonostante non ci fossero problemi dall’altra parte della linea.

Dopo svariati tentativi di risolvere il problema disattivando il disattivabile, riavviando il riavviabile e bestemmiando il bestemmiabile ho cercato qualche riscontro in rete.

La ricerca in realtà non è stata immediatamente proficua ma, spulciando tra le pieghe del forum per gli sviluppatori di Skype, l’ intervento di un utente è stato particolarmente illuminante.

Infatti la mia configurazione comprende una scheda ATi che utilizzo con i driver open source e potrebbe capitare che venga modificato un settaggio di Xv, il quale va poi a cozzare con la ricezione del video in Skype.

L’unico modo per ripristinare il corretto funzionamento della videochiamata è quello di andare a modificare tale valore.

Per fare ciò è sufficiente installare l’utility xvattr

sudo apt-get install xvattr

e poi nel terminale digitare il comando

xvattr -a XV_AUTOPAINT_COLORKEY -v 1

che ripristinerà il corretto funzionamento del video in ricezione, previo riavvio di Skype.

Così, alla fine, mi sono potuto godere l’installazione in diretta da parte di Luca aka neon aka facciocose aka “èmegliochenonloscrivo” di Arch nel suo meraviglioso splendore :P

P.s. Chi non muore si rivede, anzi si rilegge ;)

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[ShotPress] Get the new Notifications on Intrepid

L’ottimo Stefano Forenza ha pubblicato una versione riveduta e corretta di un tutorial per l’installazione su Intrepid del nuovo sistema di notifiche che è stato recentemente inserito in Jaunty.

Vale la pena dargli un’occhiata e tastare con mano le novità introdotte.

Il mio pensiero? Non sono ancora convinto dell’utilità di tale cambiamento…

Alex Rybicki posted a tutorial about how to get the new Jaunty notifications on Ubuntu Intrepid.

Since the tutorial got some minor detail wrong, I am going post a better version here and take the chance to comment a little bit the new notification system.

[Vai all’originale]

Ear Candy, si intravede il Compiz per l’audio

Immaginate la scena.

State ascoltando della buona musica con il vostro lettore multimediale preferito ed arriva una chiamata su Skype alla quale volete rispondere.

Cosa fate?

Innanzitutto vi posizionate sulla finestra del player, cliccate su pausa o cercate lo slider del volume per abbassarlo al minimo e poi premete il bottone per rispondere. Una volta terminata la conversazione fate le stesse operazioni all’inverso.

E se invece all’arrivo della chiamata il volume si abbassasse automaticamente con un gradevole effetto di fade per poi ritornare normale quando avete finito di parlare? Non sarebbe fantastico?

Ear Candy permette tutto questo su Linux, più qualcos’altro.

Come funziona Ear Candy

Una cosa del genere è possibile grazie alla capacità di Pulse Audio di gestire separatamente i volumi delle applicazioni ed all’intelligente meccanismo messo a punto dallo sviluppatore di Ear Candy.

Infatti il programma fa uso dei nomi degli stream di Pulse Audio, di quello di applicazioni e finestre ed infine del focus di quest’ultime che, insieme ad una serie di profili per determinarne il comportamento, dà un risultato davvero strabiliante.

Ho registrato un video per dare un’idea di cosa è capace Ear Candy

Interessante, vero?

Inoltre, nel caso in cui si voglia ad esempio vedere un video mentre si sta già ascoltando della musica, nel momento in cui si preme play il volume della canzone si abbassa proprio nello stesso modo descritto in precedenza, per poi essere ripristinato alla fine della visione o quando si riporta in primo piano il player audio e viceversa.

Installare Ear Candy

Per installare Ear Candy bisogna procurarsene il codice dal suo repository utilizzando bzr, se non lo avete installatelo ( Ubuntu: sudo apt-get install bzr )

bzr branch lp:earcandy/0.3

per poi recarsi nella cartella di destinazione e lanciare

./ear_candy

Ricordatevi poi ogni tanto di lanciare un bzr pull per aggiornare il codice con le nuove revisioni.

La piccola utility posiziona una icona nella traybar, dalla quale si accede al pannello delle opzioni

ear_candy_preferences

La finestra delle preferenze permette di configurare il comportamento delle applicazioni già presenti ( ad esempio il volume di entrata ed uscita ) ed aggiungerne di nuove.

Per adesso sono disponibili solamente 3 profili:

  • Music Player
  • Video Player
  • Phone Call Application

ma sulla pagina di launchpad dedicata al progetto viene espressa la volontà di allargare la lista.

Aggiungere un’applicazione

Inserire il proprio lettore audio o video preferito è molto semplice.

Bisogna innanzitutto averlo avviato facendogli riprodurre un qualunque file, in modo che Ear Candy lo riconosca tra gli stream di Pulse Audio attivi.

Il mio consiglio è poi quello di usare il campo Command nella sezione Advanced Options, immetendo il comando corrispondente al programma che si desidera aggiungere.

smplayer_ear_candy

Nell’immagine potete notare una casella di spunta in basso, dal nome By Window Position. Ebbene, questa opzione fa sì che il fade dell’audio cambi anche a seconda di dove è posizionata la finestra sul desktop. E’ divertente giocarci un po’, ve l’assicuro :D

Se dopo aver giocato con le opzioni Ear Candy non dovesse più partire, dovrete ricominciare tutto da capo cancellando la cartella .config/Ear\ Candy/ ( scritta così per via dello spazio tra una parola e l’altra nel nome della cartella ) situata nella vostra home.

Considerazioni

L’effetto creato da Ear Candy è uno degli scenari che Pulse Audio avrebbe dovuto gestire sin dalla sua nascita, un proposito già dichiarato in passato ma mai trasformatosi in realtà.

Certamente possiamo definire Ear Candy una sorta di Compiz per l’audio, almeno per ciò che concerne la sua limitata funzione.

Pulse Audio ne ha di strada da fare per diventare una realtà fruibile nella maggioranza delle combinazioni hardware/software, ma come avete visto è già possibile sfruttarlo per sviluppare idee creative che ci portano qualche passo avanti rispetto agli altri sistemi operativi desktop.

Il nuovo sistema di notifiche di Ubuntu 9.04 è già realtà con Mumbles

Circa un mese fa sul blog di Mark Shuttleworth è apparso un video che mostra come dovrebbe apparire il nuovo sistema di notifiche in Ubuntu 9.04.

Avevo già segnalato in ShotPress la notizia, esprimendo un primo sommario giudizio sul controverso mockup, del quale ripropongo qui il video a scopo comparativo.

Se l’idea vi stuzzica, è già disponibile qualcosa di simile anche se con qualche limitazione.

Gemelli diversi

Il programma si chiama Mumbles ed è un progetto che mira a migliorare la visualizzazione delle notifiche su GNOME, ma non ha alcun legame diretto con Ubuntu ed il suo sviluppo è indipendente.

E’ skinnabile, si basa su plugin per aggiungere il supporto a nuove applicazioni ed è compatibile con Growl.

Ho registrato un video del suo funzionamento per dare un’idea di cosa stiamo parlando

Mmm…non trovate anche voi che la somiglianza sia incredibile?

In realtà una stable release di mumbles esiste già da più di un anno, ma le ultime modifiche apportate al codice, non visibili nel video a causa di un temporaneo problema con l’svn, sembrano approdare proprio nella stessa direzione che delinea il filmato di Mark.

Se non riuscite a resistere alla curiosità potete installare Mumbles sul vostro desktop.

Installare Mumbles

E’ disponibile una versione ritenuta ragionevolmente stabile in un comodo pacchetto debian

Scarica Mumbles 0.4 per Ubuntu/Debian

ma per avere tutte le recenti novità che portano le notifiche ad assomigliare spaventosamente a quelle del video di Shuttleworth, compresi gli effetti di comparsa e scomparsa, bisogna scaricare il branch che contiene la release di prossima uscita

svn co https://mumbles.svn.sourceforge.net/svnroot/mumbles/branches/backports0.4-branch mumbles0.4-branch

ed avere installate tutte le dipendenze necessarie, elenco reperibile a questo indirizzo. In questo caso l’eseguibile è contenuto nella sottocartella ../src e basta un ./mumbles per farlo partire senza installare nulla.

I plugin

mumblesGrazie al già citato sistema di plugin è possibile estendere le funzionalità ed i programmi compatibili.

Al momento i plugin disponibili in una installazione di default aggiungono il supporto alle notifiche provenienti da Pidgin, Rhythmbox, Twitter, Telepathy ed Evolution.

Per ricevere i messaggi da Firefox è necessario installare questa estensione mentre un volenteroso utente ha scritto un plugin per Banshee che va installato nella cartella nascosta .mumbles/plugins presente nella propria home.

In conclusione

Mumbles ha molte potenzialità, tutto dipende anche da chi muove le fila di questo progetto.

La sua evoluzione è forse stata influenzata dalla presentazione del patron di Ubuntu o viceversa?

Per adesso il codice non contiene molte delle cose viste nel filmato iniziale, tra cui quella che implementa l’inattività della finestra di notifica.

Shuttleworth non è stato molto chiaro nel definire una roadmap per il nuovo sistema di notifiche, accennando solamente ad una sua apparizione su un prodotto dedicato al mercato dei netbook, staremo a vedere.

Video della webcam verde con Skype per Linux su Ubuntu

Aggiornamento: guida ancora valida per Ubuntu 9.04, Jaunty Jackalope e Ubuntu 9.10 Karmic Koala.

Scenario

La mia compagna è partita per uno stage e per mantenerci in contatto utilizziamo entrambi Skype.

Purtroppo, sin dal primo tentativo di effettuare una videochiamata, la mia webcam mostrava una laconica schermata verde. Questo ovviamente faceva adirare non poco la mia ragazza impossibilitata dal vedermi, maledicendo ogni forma di Linux. Che poi, dico io, come si fa a non amarlo il pinguino anche se ti fa arrabbiare!

skype_video_verde

Bestemmie a parte, ho tentato di vederci chiaro e sono arrivato alla radice del problema trovando una soluzione che mi permettesse di non essere lasciato in tronco.

Inoltre sarebbe stato difficile spiegare agli amici di essere stato abbandonato a causa di un bug di Ubuntu, anche se con una storia del genere finirei sicuramente in homepage su Digg

Il bandolo della matassa

In realtà tutto è ricollegato al modo in cui è cambiata la gestione delle webcam con il kernel fornito in Ubuntu Intrepid, esattamente il 2.6.27.

Come spiega Hans de Goede sul suo blog, la maggior parte delle cam supportate dal nuovo driver gspca usano una compressione per i dati basata su una varietà di algoritmi proprietari, che nessuna applicazione nativamente sa come gestire. Il vecchio driver risolveva il problema operando una conversione di formato all’interno del kernel, ma questa caratteristica è stata rimossa nella nuova versione in quanto ritenuta una soluzione potenzialmente pericolosa e non elegante.

Lo stesso Hans dunque si è rimboccato le maniche partorendo libv4l che ristabilisce l’ordine naturale delle cose.

Come fare

Purtroppo il pacchetto distribuito sul sito ufficiale di skype non è stato patchato per usare tale libreria, per cui è necessario un workaround al fine di evitare che gli utilizzatori di Linux sparsi per tutto il mondo rimangano tristemente single.

Su Ubuntu Intrepid è necessario innanzitutto installare, se già non presente, libv4l o lib32v4l ( amd64) e assicurarsi di aver prima rimosso qualsiasi precedente versione.

Il repository di Stéphane Marguet contiene una versione fresca fresca di impacchettazione, per tutte le altre distribuzioni rivolgersi al proprio spacciatore di pacchetti di fiducia o compilare da sorgente.

Il consiglio è quello di aggiungere il repository, installare o aggiornare solo libv4l e poi commentare la riga corrispondente nel sources.list per evitare che vengano coinvolti altri pacchetti nell’aggiornamento. Non inserisco il link diretto perché il software è in continua evoluzione.

Adesso è necessario procurarsi skype dai repository Medibuntu, che stando a quanto recita il changelog integra l’hack necessario al corretto funzionamento della webcam

skype (2.0.0.72-0medibuntu4) intrepid; urgency=low

* Add a hack for libv4l (LP: #260918):
- debian/skype.wrapper.in, debian/rules: rename the orig skype binary and
add a wrapper to call it with LD_PRELOAD
- debian/control: depends on lib32v4l-0 [amd64], libv4l-0 [!amd64].

-- Lionel Le Folgoc <mrpouit@ubuntu.com> Fri, 17 Oct 2008 20:25:47 +0200

ed il gioco è fatto!

L’alternativa

Se non doveste aver successo, disinstallate questa versione e installate quella del sito ufficiale e provate a far partire il programma con la seguente sintassi

LD_PRELOAD=/usr/lib/libv4l/v4l1compat.so skype

verificando poi il funzionamento della webcam. Se tutto è andato a buon fine, allora possiamo creare un piccolo script che ci permetta di evitare di scrivere manualmente la stringa di cui sopra.

I comandi da lanciare in sequenza sono

cd /usr/bin

sudo mv skype skype.real

gksudo gedit skype

Si aprirà la finestra di Gedit, all’interno della quale dovremo incollare

#!/bin/sh

LD_PRELOAD=/usr/lib/libv4l/v4l1compat.so /usr/bin/skype.real "$@"

Salviamo e rendiamo eseguibile il tutto

sudo chmod +x skype

testiamo il tutto ancora una volta, stavolta usando il normale collegamento nel menu.

L’ho scampata bella

Adesso con la mia compagna va tutto liscio, niente più litigi e la qualità della vita è migliorata sensibilmente.

skype_funziona

Per caso qualcuno ha anche una patch per sistemare i grossi bachi presenti nel sistema chiamato donna?

Se anche il padre di Ubuntu esalta Windows 7

Mark Shuttleworth, fondatore di Canonical, ha rilasciato un’intervista nella quale afferma di aver provato Windows 7 e di averlo trovato un buon prodotto

I’ve kicked the tires on the Windows 7 beta for a few hours and it was good. They’ve put concerted attention on the user experience with the shell.

Anche se a primo acchitto esaltare Seven potrebbe sembrare un autogol, il patron di Ubuntu non si limita solamente ad elogiare le caratteristiche della nuova creatura di Microsoft, bensì porta avanti una tesi interessante

We are in an awkward situation now because they are giving away XP in the netbook market – they are literally giving it way to OEMs

Riferendosi principalmente al mercato emergente dei netbook,  il fatto che Windows 7 funzioni bene anche su hardware non all’ultimo grido permetterebbe il pensionamento di XP che al momento viene venduto ai produttori a costi di licenza irrisori.

Sembra infatti condivisibile pensare che Seven verrà invece distribuito ad un prezzo maggiore, una eventualità che lascerebbe spazio a Linux per crescere ulteriormente in un mercato non ancora nettamente dominato dalla software house di Redmond.

Inoltre, sempre secondo Shuttleworth, la bontà della nuova release sposterebbe il focus della competizione dal prezzo alla qualità, incalzando una lotta a colpi di innovazione.

Qualche considerazione

Io invece  mi permetto di essere pessimista.

Sicuramente Vista è stato il flop che tutti conosciamo, buttato negli inferi da quella stessa stampa che sta invece portando su un piedistallo Seven.

Quella che si viene a creare è un’atmosfera di attesa spasmodica per questo rilascio, hype che si trasformerà in dollaro contante ed andrà a riversarsi nelle casse di Microsoft. Certo, molto dipenderà dall’effettiva qualità del prodotto, ma spesso lustrini e pajette abbagliano la capacità di giudizio.

Windows 7 oscurerà Vista, lasciandolo nel dimenticatoio quale emulo di Windows ME, e portando nuova linfa come fece Windows XP.

Mi vien da pensare che tutto ciò faccia parte di una roadmap ben congeniata ed oramai rodata :D

A Linux non resterà che proseguire per la propria strada, continuando come ha sempre fatto ed aspettando il prossimo passo falso della concorrenza, sperando di avere sempre tra le proprie fila persone come Shuttleworth con una visione chiara ed un carisma invidiabile capaci di attrarre su di sè l’attenzione del grande pubblico.