Ieri sera mi sono reso conto di essere un alienato. O meglio, è quello che gli altri probabilmente pensano di me.
Parlando seduti attorno ad un tavolo, in compagnia di una decina di amici e con una birra alla mano, mi sono sventurato ad accennare al mio recente approccio a twitter, nel tentativo di dare una spiegazione esaustiva del fenomeno.
Gli sguardi degli astanti erano tutt’altro che convinti, lo vedevo nei loro occhi, ero certo che mi stavano giudicando.

^il classico pesce fuor d’acqua^
A pensarci bene, nessuna delle persone che frequento abitualmente possiede un blog o comunque un proprio spazio sul web, non è iscritto ad un social network nè ha mai sentito parlare di web 2.0, per dirne qualcuna. La conseguenza è che sono totalmente al di fuori delle dinamiche che riguardano la vita sulla rete e non gliene può fregar di meno.
In generale il rapporto che i componenti della mia comitiva ha con internet è sterile, passivo e per niente partecipativo, vedendolo quasi come una imposizione.
Io, dal mio canto, sono dispiaciuto di non poter condividere appieno con loro tutte quelle esperienze che mi portano ogni giorno a conoscere ed apprezzare persone nuove ed interessanti, a scoprire mondi inesplorati e ad accrescere il mio bagaglio di conoscenza.
In fondo i barcamp, tra le altre cose, sono anche la risposta a questa mancanza.
Ma sono strano io o sono strani loro?