La società Dante Alighieri ha recentemente pubblicato il risultato di un sondaggio col quale chiedeva ai propri utenti di decretare quali fossero le parole straniere più inopportune nell’uso quotidiano della lingua italiana
SOCIETA’ DANTE ALIGHIERI ::SERVIZI IN LINEA :: SONDAGGIO via kwout
Il quadro completo comprende svariati termini di uso più o meno comune, molti dei quali legati ad un contesto lavorativo come leadership, mission, feedback, convention, meeting, eccetera…
Altre stranamente mi fanno pensare ai Tg nostrani, in particolare Studio Aperto e la sua costola Lucignolo, come baby gang, gossip, cool, trendy…
Ce n’è anche per noi amanti dell’informatica, a partire da computer, passando per l’abusato click e finendo con download.
E’ vero che a volte si fa un uso spregiudicato di alcuni vocaboli, ma certe espressioni sono oramai radicate nel linguaggio, riflettendo l’evoluzione globale della comunicazione e permettendo una certa immediatezza nel farsi capire. Non è sempre così, soprattutto se tali modi di esprimersi vengono astratti dal contesto abituale in cui sono inseriti.
Un esempio stupido, a me capita spesso di sostituire la parola “predefinito” con “default”, forse perché troppo abituato ad una particolare terminologia dominata da definizioni inglesi.
Tuttavia il Guardian insinua scherzando ( mica tanto ) che il nostro modo di utilizzare vocaboli di origine straniera sia solo una maniera per darci un tono, sentirci più internazionali e cosmopoliti.
Ma a voi questo anglitaliano piace? E’ una necessità o viene per lo più usato per essere very very cool?