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Monitorare la salute dei propri hard disk su Linux con Gsmartcontrol

Gli hard disk, come ogni altro componente del nostro computer, sono soggetti ad usura e con il passare del tempo potrebbero cominciare a mal funzionare.

Per evitare di incappare in perdite di dati importanti, oltre ad un doveroso backup, è consigliabile tenere d’occhio lo stato di salute dei propri dischi. Su Linux ci viene in aiuto gsmartcontrol.

I possessori di Ubuntu Hardy e Intrepid possono scaricare il pacchetto debian che ho creato, per tutti gli altri ci sono i sorgenti da compilare con la solita procedura.

Scarica il pacchetto per Ubuntu

oppure

i sorgenti da compilare

Gsmartcontrol è uno strumento per controllare i parametri S.M.A.R.T. del disco rigido, fornisce dati preziosi che possiamo utilizzare per prevedere una eventuale rottura dell’hard disk.

L’interfaccia grafica è gradevole e ben strutturata e non fa rimpiangere l’uso di smartctl da linea di comando, sul quale peraltro gsmartcontrol si basa.

Ogni parametro chiave è corredato da una spiegazione dettagliata e viene messo in evidenza se si avvicina o supera la soglia di guardia ed il tab Error log ci permette di controllare gli ultimi errori occorsi sul disco

Utile la possibilità di effettuare dei test sul proprio disco, che differiscono tra loro per durata e profondità di analisi. Generalmente è sufficiente lanciare lo Short Self-Test per verificare la presenza di errori. Invece l’Execution Log ci fa vedere ogni comando lanciato ed il suo output esteso

Tra le opzioni avanzate possiamo inoltre scegliere quali dischi controllare, se effettuare le verifiche all’avvio oppure passare particolari comandi per specifici hard disk.

Gsmartcontrol è sicuramente un ottimo tool, ma è bene sapere che alcuni valori potrebbero non corrispondere a realtà, i risultati variano fortemente a seconda dell’hard disk che si possiede e al grado di aderenza del produttore allo standard S.M.A.R.T.

Firefox 3 impalla il sistema

Fino a qualche tempo fa, durante la navigazione con Firefox 3 beta 5 su Ubuntu Hardy Heron, capitava che il browser desse segni di instabilità, di lentezza e nel contempo il disco rigido cominciasse a macinare ad elevata frequenza. Spesso sono addirittura incappato nell blocco completo del sistema per parecchi secondi.

Ma perché ciò si viene a verificare?

Le cause principali sembrano essere due:

  1. La libreria di compatibilità del sistema Pulseaudio che permette il funzionamento dell’audio con il plugin Flash, che comunque già di suo provoca rallentamenti non indifferenti.
  2. Un bug nella gestione di alcuni file da parte del browser

Per risolvere il primo in generale è sufficiente disinstallare il pacchetto libflashsupport e seguire alcuni consigli che ho dato in un precedente post per sentire ugualmente i suoni. Più radicalmente si potrebbe smettere di usare il plugin proprietario ed adottare la versione libera risparmiando tanti crash, ma non sempre ciò è possibile.

Per il secondo la questione è un po’ più complessa.

In effetti uno dei componenti alla base di Firefox effettuava troppi accessi ad un file di database dove vengono conservate alcune informazioni sulle url malevole, accessi quest’ultimi causati da una crescita troppo elevata del suddetto file che superava la cache disponibile per l’operazione rallentando dunque il processo e facendo schizzare la CPU su valori elevati.

Il problema sembra però essere stato risolto e basterà tenere aggiornato il sistema per ottenere automaticamente i pacchetti contenenti le correzioni del caso. Tuttavia c’è ancora qualcuno che lamenta gli stessi sintomi, seppur in maniera ridotta rispetto alla situazione precedente, pur avendo eseguito correttamente l’aggiornamento.

Per coloro i quali non avessero riscontrato miglioramenti esiste un’alternativa, che tuttavia potrebbe inficiare la sicurezza della navigazione.

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Facciamo chiarezza sul bug che accorcia la vita degli hard disk su Ubuntu

Recentemente è tornato alla ribalta delle cronache la segnalazione di un bug su launchpad che avrebbe come risultato l’accorciamento della vita del disco rigido.

Si tratta di una scelta nella gestione del risparmio energetico dedicata sopratutto ai notebook; infatti, quando si passa dall’alimentazione tramite corrente elettrica a quella fornita dalla batteria, entrano in azione delle soluzioni atte a diminuire il consumo energetico, tra le quali quella che si occupa dello spin off dei piatti dell’hard disk, parcheggiando la testina nel suo alloggiamento a riposo.

Hard disk close_up
L’interno di un hard disk

Questo comportamento, se reiterato troppo spesso, accorcia effettivamente la longevità del disco, anche se si parla di valori limite abbastanza elevati e dipendenti dal tipo di utilizzo del computer.

Alcuni utenti di Ubuntu hanno dunque notato un aumento sconsiderato di un parametro che misura quante volte questo tipo di operazione viene eseguita, variabile che prende il nome di Load_Cycle_Count e contenuta tra i parametri S.M.A.R.T., e hanno imputato la colpa ad una cattiva implementazione della modalità di risparmio energetico chiamata laptop-mode.

In realtà la suddetta modalità è disattivata in una normale installazione di Ubuntu, è infatti necessario modificare il file /etc/default/acpi-support e settare il valore ENABLE_LAPTOP_MODE=false su true. Solo dopo aver abilitato questa funzione viene usato un metodo aggressivo per il disco.

Se ne deduce che, come affermato anche da Matthew Garret, Ubuntu Developer, Ubuntu non uccide gli hard disk visto che non cambia le impostazioni energetiche di questi ultimi, se non dietro esplicita volontà dell’utente; le modalità di risparmio energetico aggressive sono dunque da imputare a delle impostazioni usate dal firmware dell’hard disk o dal BIOS del notebook, principalmente sui portatitli ThinkPad e nei dischi marcati Hitachi.

Ma cosa succede su MacOs e Windows? La stessa cosa! Tuttavia, quando entra in azione il risparmio energetico in questi due sistemi operativi i valori non vengono lasciati di default come fa Ubuntu, ma sono bypassati a seconda delle impostazioni scelte, anche se ho letto ( non trovo il link purtroppo ) che ciò non sempre accade, adottando dunque un comportamento simile ad Ubuntu.

Insomma prendetevela con chi vi ha venduto l’hardware :P

Ma come facciamo a capire a che punto è la vita del nostro hard disk e prendere le dovute contromisure per impedire che entri in azione il risparmio energetico?

E’ necessario installare la suite smartmon che permette di visualizzare i parametri S.M.A.R.T.

sudo apt-get install smartmontools

e una volta installata digitare da terminale

sudo smartctl -a /dev/sda

che ci presenterà una serie di valori. Quelli che ci interessano sono (193) Load_Cycle_Count e (9) Power_on_seconds.

Se viene superata la barriera dei 600.000 cicli (valore puramente indicativo), se il disco ha più di due anni e mezzo o se questo valore cresce moltissimo ( nell’ordine delle centinaia ) nell’arco di 24 ore, allora è venuto il momento di cominciare ad effettuare il backup dei dati.

Per disabilitare dunque il risparmio energetico dobbiamo passare all’hard disk un comando che, pur diminuendo un po’ la durata della batteria, ne allungherà un pochino ( anche se è tutto da verificare ) la longevità

hdparm -B 255 /dev/sda

Soddisfatti?

Invece se sentite uno strano click allo spegnimento di Ubuntu, rivolgetevi all’amico divilunux :)

Ulteriori approfondimenti e fonti:

Ubuntu Demon

http://ubuntuforums.org/showthread.php?t=594796

http://ubuntuforums.org/showthread.php?t=589936

http://ubuntuforums.org/showpost.php?p=3675784&postcount=25

http://ubuntuforums.org/showpost.php?p=3675960&postcount=26

http://ubuntuforums.org/showpost.php?p=3673819&postcount=139