Come rimuovere la Gelmini dal sistema scolastico

Mai sottovalutare la potenza della riga di comando :)

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P.s. In questo periodo non sto scrivendo molto perché ho parecchi problemi con il mio hosting provider, spero che la situazione possa tornare presto alla normalità. Anzi, se avete qualche consiglio su altri lidi a cui appoggiarmi…

Monitorare la salute dei propri hard disk su Linux con Gsmartcontrol

Gli hard disk, come ogni altro componente del nostro computer, sono soggetti ad usura e con il passare del tempo potrebbero cominciare a mal funzionare.

Per evitare di incappare in perdite di dati importanti, oltre ad un doveroso backup, è consigliabile tenere d’occhio lo stato di salute dei propri dischi. Su Linux ci viene in aiuto gsmartcontrol.

I possessori di Ubuntu Hardy e Intrepid possono scaricare il pacchetto debian che ho creato, per tutti gli altri ci sono i sorgenti da compilare con la solita procedura.

Scarica il pacchetto per Ubuntu

oppure

i sorgenti da compilare

Gsmartcontrol è uno strumento per controllare i parametri S.M.A.R.T. del disco rigido, fornisce dati preziosi che possiamo utilizzare per prevedere una eventuale rottura dell’hard disk.

L’interfaccia grafica è gradevole e ben strutturata e non fa rimpiangere l’uso di smartctl da linea di comando, sul quale peraltro gsmartcontrol si basa.

Ogni parametro chiave è corredato da una spiegazione dettagliata e viene messo in evidenza se si avvicina o supera la soglia di guardia ed il tab Error log ci permette di controllare gli ultimi errori occorsi sul disco

Utile la possibilità di effettuare dei test sul proprio disco, che differiscono tra loro per durata e profondità di analisi. Generalmente è sufficiente lanciare lo Short Self-Test per verificare la presenza di errori. Invece l’Execution Log ci fa vedere ogni comando lanciato ed il suo output esteso

Tra le opzioni avanzate possiamo inoltre scegliere quali dischi controllare, se effettuare le verifiche all’avvio oppure passare particolari comandi per specifici hard disk.

Gsmartcontrol è sicuramente un ottimo tool, ma è bene sapere che alcuni valori potrebbero non corrispondere a realtà, i risultati variano fortemente a seconda dell’hard disk che si possiede e al grado di aderenza del produttore allo standard S.M.A.R.T.

Atmosphir per Linux

Dopo circa un mese di attesa, oggi finalmente mi è arrivato l’invito per partecipare alla beta di Atmosphir e già mi sono innamorato di questo gioco!

Atmosphir è un software gratuito per la creazione di videogiochi in stile platform, disponibile per Linux, Mac e Windows. Ogni livello creato può essere messo a disposizione degli altri utenti, sicché è possibile persino giocare alle mappe partorite da utilizzatori di tutto il mondo.

Nelle immagini è possibile vedere qualche schermata del programma, dal login iniziale all’editor di livelli, passando per la vera e propria sessione di gioco.

Prime impressioni

La versione per Linux si presenta con un installer grafico in stile Win, un paio di avanti->avanti e l’applicazione è installata nella cartella desiderata.

Le prestazioni su Linux sono di buon livello, la grafica non è sicuramente impegnativa, ma per un tool gratuito non ci si può proprio lamentare. A esser pignoli c’è qualche effetto di clipping di troppo ed una non perfetta gestione delle collisioni.

La modalità Design è forse la parte più divertente, i set a disposizione non sono moltissimi ma permettono una certa libertà nella scelta di come gestire le mappe, influenzando positivamente il gameplay. Diciamo che l’unico limite è la propria fantasia e creatività vista la facilità di utilizzo.

Al momento l’accesso è ristretto a pochi eletti, bisogna inserire la propria email nel form di prenotazione e aspettare la comunicazione del link per scaricare l’applicazione, ma a buon intenditor poche parole

Pinch e Swipe su Linux

Pinch e Swipe non sono una scadente imitazione di Itchy e Scratchy

A dispetto di quanto possa sembrare, Swipe e Pinch non sono i nomi di due personaggi dei cartoni animati, bensì si riferiscono a due particolari movimenti effettuati con le dita su una periferica che supporta più tocchi contemporaneamente.

Pinch è il gesto di allargare o avvicinare due dita, è stato reso famoso da vari filmati che ritraggono schermi multitouch ed è stato portato a conoscenza delle masse grazie all’iTouch e all’iPhone. Si usa in genere per lo zoom di un’immagine o di un testo.

Swipe è invece una gesture che viene usata soprattutto sui portatili e comporta l’uso di tre dita spostate velocemente verso destra o verso sinistra. Di solito questo movimento è accostato allo scorrimento di una galleria di foto o della cronologia del browser.

Entrambi i movimenti sono implementati sul touchpad dei MacBook Air di Apple e recentemente anche Synaptics ha aggiunto qualcosa di simile nei driver per Windows.

Su Linux non c’è ancora nulla del genere che si possa definire stabile, ma possiamo lo stesso provare a giocare con pinch e swipe tramite un piccolo hack.

Requisiti

Premessa: i passaggi che verranno descritti si riferiscono ad Ubuntu Hardy Heron 8.04 ma con qualche adattamento possono essere usati anche su altre distribuzioni.

  1. Perl
  2. Modulo Time::Hires per perl
  3. Modulo X11:GUITest per perl
  4. Opzione SHMConfig abilitata in xorg.conf

Se si possiede Ubuntu i primi due punti sono facili da soddisfare

sudo apt-get install perl

Per il terzo punto dobbiamo scaricare il pacchetto X11::GUITest, scompattarlo e compilarlo con i comandi

perl Makefile.PL

make

sudo make install

Se l’installazione non dovesse andare a buon fine, la colpa è probabilmente di qualche libreria mancante, basterà guardare tra i messaggi di errore per scovare quelle necessarie.

Inoltre, nel caso di Ubuntu, lo script di compilazione non riesce a trovare la libreria libXtst.so nonostante sia già stata installata. Per ovviare al problema

sudo ln -s /usr/lib/libXtst.so.6 /usr/lib/libXtst.so

Per il quarto punto apriamo xorg.conf e aggiungiamo la stringa

Option          "SHMConfig"             "on"

all’interno della sezione del touchpad.

Iniziamo a divertirci

Adesso ci serve lo script che ci permetterà di usare le gesture

Scarica lo script

che è tratto da questo articolo sul network di sviluppatori di IBM.

Una volta scompattato l’archivio basterà lanciare

perl gestureListener.pl

per iniziare a giocare con swipe e pinch e provare gli effetti sulle applicazioni che ci interessano.

In breve, il programmino non fa altro che usare i dati passati da synclient per associare a determinati valori un’evento specifico, nel nostro caso una combinazione di tasti. In particolare per swipe la combinazione è Alt+freccia destra o sinistra, per pinch Ctrl ++ o --.

Modificando lo script si può cambiare il comportamento associato alle gesture. Qui invoco l’aiuto di neon o di chiunque altro possa riuscire nell’impresa.

Stacchiamo tutto!

Durante l’esecuzione dello script ogni altro tipo di tocco viene disabilitato, quindi bisogna spostarsi tra le applicazioni sulle quali ci interessa provare i movimenti del touchpad tramite la tastiera.

Per terminare lo script è sufficiente un Control+C e per tornare ad usare normalmente il touchpad lanciamo da terminale

synclient TouchPadOff=0

Ho sperimentato con moderata soddisfazione le gesture su Firefox e Eye of Gnome, il visualizzatore di immagini predefinito in Ubuntu. In ogni caso i risultati variano a seconda del proprio hardware e del programma scelto per le prove.

Crediti immagine: redaktusse (+maggie)

Apt-get e Twitter insieme alla conquista della blogosfera

Un diabolico e geniale blogger ha ben pensato di unire il potere della super mucca con quello del canarino.

Ne è uscito uno strano ibrido

L'incrocio tra l'uccellino blu di twitter e la super mucca non sembra riuscitissimo :D
La genetica fa brutti scherzi :D

No, non sono impazzito. In realtà sto parlando di Tapt,uno script che permette di aggiornare il proprio status su Twitter ogni volta che effettuiamo un’operazione tramite apt-get. Utile per tenere traccia dei pacchetti installati o rimossi ( ma non solo ) e per notificare ai propri follower qualche programmino interessante.

Per iniziare procuriamoci lo script

Scarica Tapt

ed apriamo il file per cambiare nome utente e password inserendo quelle del proprio account Twitter.

Per poter funzionare lo script necessita di curl, in Ubuntu

sudo apt-get install curl

Diamo i permessi di esecuzione al file appena scaricato e spostiamolo nella cartella /usr/bin così da essere disponibile globalmente.

chmod 755 tapt

sudo cp tapt /usr/bin

La sintassi è semplice da usare, qualche esempio

sudo tapt -i nome_pacchetto installa il pacchetto e notifica su Twitter l’avvenuta installazione con un messaggio del tipo nome_utente installa nome_pacchetto.

sudo tapt -r nome_pacchetto rimuove il pacchetto e notifica su Twitter l’avvenuta rimozione con un messaggio del tipo nome_utente cancella nome_pacchetto.

sudo tapt -i nome_pacchetto -m “scrivi un messaggio” installa il pacchetto ed accoda al messaggio associato a quell’azione una frase scritta dall’utente.

Tapt inoltre permette di concatenare più operazioni, possiamo ad esempio installare un pacchetto e rimuoverne un altro

sudo tapt -i nome_pacchetto -r nome_pacchetto

Ci sono molti altri comandi che corrispondono alle classiche funzioni di apt con altrettanti cambiamenti di status, tutti personalizzabili editando lo script e cambiando le frasi da mandare. Per un elenco completo

sudo tapt -o

Spammate gente!

Linux favorito dalla crisi finanziaria in corso?

Uno scenario impossibile?
Uno scenario impossibile?

Jim Zemlin, direttore esecutivo della Linux Foundation, ha recentemente dichiarato in un’intervista che la crisi finanziaria in corso potrebbe aiutare Linux a ritagliarsi un ulteriore spazio nelle aziende.

Certo, una esternazione del genere è facile aspettarsela da chi promuove la diffusione del pinguino, ma forse non ha tutti i torti.

Secondo Zemlin il vantaggio principale che deriverebbe dal software libero è la capacità di utilizzare le infrastrutture esistenti a basso prezzo, permettendo di concentrare le risorse disponibili in altri settori critici, come la sicurezza, il cui budget rimane di solito invariato.

Insomma, sembrerebbe che in tempi di ristrettezza economica l’open source sia “right priced“.

Gli eventi futuri riveleranno ragioni e torti, ma occhio all’andamento dei titoli in Borsa, chissà che non sia il momento giusto per investire in azioni collegate a realtà open source.

Immagine via LinuxAdictos