Smontare velocemente i dispositivi esterni con Ejecter

Ejecter in azione
Ejecter in azione

Ejecter è una piccola applicazione che, una volta lanciata, si posiziona nella tray bar e permette di smontare velocemente dischi esterni, penne usb e partizioni.

Nulla di nuovo, esiste sempre la possibilità di espellere le periferiche tramite il desktop, dal file manager ( oppure con una comoda applet di AWN per chi usa un composite manager ), ma l’immediatezza che si ha con una icona sempre ben visibile sul proprio pannello è impareggiabile.

Dalla sua ha in più la caratteristica di essere indipendente dal desktop environment in uso.

Scarica Ejecter 0.0.9 per Ubuntu

oppure

Scarica i sorgenti da compilare

Il comportamento è simile alla rimozione sicura di Windows, basta un click con il tasto sinistro del mouse per far apparire il menu tramite il quale potremo scegliere cosa smontare.

Più semplice di così non si può.

L’applicazione si appoggia ad HAL per capire quali sono i device che è possibile disconnettere, dunque se la periferica non è stata montata attraverso HAL non verrà mostrata tra le scelte disponibili. In generale il problema si presenta con i lettori CD interni che hanno una voce in /etc/fstab, ma chi usa Ubuntu Hardy dovrebbe tranquillamente potervi accedere tramite Ejecter.

Lo sviluppatore è un italiano, Federico Pelloni, ed in cantiere ci sono già ulteriori miglioramenti al programma. Aiutamolo segnalando i bug riscontrati e magari suggerendogli qualche idea.

Livestation anche per Linux

La finestra principale di Livestation
La finestra principale di Livestation per Linux

Livestation è un programma che, alla stregua di Joost o Babelgum, permette di guardare la televisione via Internet.

Le prime versioni del client richiedevano Silverlight, ma nella sua ultima incarnazione Livestation si è svincolata da questa tecnologia permettendo il porting su Mac e sul nostro amato pinguino.

Installazione

Per usare Livestation su una Linux box basterà scaricare il file d’installazione ed assegnarli i permessi di esecuzione

chmod +x Livestation-[numero versione].run

per poi lanciare il file dal terminale

./Livestation-[numero versione].run

Il tutorial iniziale
Il tutorial iniziale

L’installer presenterà prima il readme, da poter saltare premendo Q, e le condizioni d’uso che dovranno essere necessariamente accettate con Y. In seguito verrà richiesto il percorso sul quale copiare i file e, a discrezione dell’utente, verrà creato un collegamento all’eseguibile nella cartella /usr/bin. Per queste operazioni sarà necessario inserire la password di root.

Una volta avviata l’applicazione, digitando semplicemente Livestation, ci si dovrà registrare al servizio e successivamente apparirà l’interfaccia principale che sembrerebbe sfruttare le librerie Qt.

Esteticamente gradevole, fa uso dell’accelerazione 3D per mostrare il video, corredato da effetti grafici che è possibile notare nelle immagini allegate al post.

Che me ne faccio ora?

A tutto schermo
A tutto schermo

Oltre ad una decina di canali sponsor preimpostati, è possibile trovare altri contenuti grazie al form di ricerca integrato. Tra i canali italiani disponibili abbiamo le tre reti Rai, La7Skytg24, Sport Italia e pochi altri che sono stati aggiunti da utenti volenterosi.

In teoria se si è in possesso del link ad uno streaming video si può aggiungere un canale dall’interfaccia web di Livestation e metterlo a disposizione di tutti gli utilizzatori.

In generale la qualità varia moltissimo a seconda dello stream selezionato, ma è quasi sempre sufficiente per poter guardare i filmati senza interruzioni e senza troppi artefatti.

Considerazioni

Il programma non è ancora molto stabile, sulla mia configurazione è andato in crash un paio di volte nel giro di una mezz’oretta di utilizzo.

Inoltre l’uso di Compiz durante la visione dei filmati è sconsigliato, soprattutto per chi come me è relegato ad usare i driver Ati che soffrono dell’effetto sfarfallio con video e applicazioni 3D.

Mi fa piacere che l’attenzione verso Linux aumenti sempre più permettendo di accedere ad una crescente gamma di programmi, ma a mio parere il concetto di portare i contenuti della televisione senza adattarli alle dinamiche della rete è in qualche maniera obsoleto, ma il software in questione potrebbe essere utile a chi vuole usufruire dei canali tradizionali in assenza di un apparecchio televisivo.

I wallpaper di GNOME 2.24

Ekiga 3.0, ragazza non inclusa. No, nemmeno se compili da sorgente.
Ekiga 3.0, ragazza non inclusa. No, nemmeno se compili da sorgente.

Oggi è stato ufficialmente svelato al mondo intero GNOME 2.24, le cui caratteristiche sono ben spiegate nelle note di rilascio e sulle quali non mi dilungherò più di tanto.

Tra le novità incluse c’è una più ampia scelta di sfondi predefiniti per il nostro desktop. Infatti durante lo sviluppo è stato indetto un contest per scegliere i wallpaper più ispirati, i vincitori sono stati inclusi nella nuova versione.

Le immagini selezionate sono suddivise in due gruppi, nature ed abstract, ed alcune hanno la caratteristica di avere lo sfondo trasparente, il che le rende adatte ad ogni schema di colore.

Per chi non vuole attendere che la propria distribuzione preferita aggiorni la sua versione di GNOME e desidera utilizzare da subito le nuove immagini, ci sono due strade possibili da percorrere:

La finestra di scelta dello sfondo
La finestra di scelta dello sfondo
  • Scaricare il ramo che contiene i wallpaper direttamente dal repository svn di GNOME, basta lanciare il comando:

svn co http://svn.gnome.org/svn/gnome-backgrounds/tags/GNOME_BACKGROUNDS_2_24_0

  • Scaricare il file compresso che ho creato contenente tutti gli sfondi in un’unica soluzione

SCARICA GLI SFONDI DI GNOME 2.24 (18,7 MB)

Niente da invidiare a Mac e Vista:P

Come sconfiggere l’open source

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Image by jagelado via Flickr

Deishin Lee (Harvard Business School) e Haim Mendelson (Stanford Graduate School of Business) insegnano in due tra le più prestigiose school of business del mondo.

La ricerca

Un articolo su cnet riporta che i succitati professori hanno congiuntamente pubblicato una ricerca dall’eloquente titolo “Divide and Conquer: Competing with Free Technology Under Network Effects.” all’interno della quale vengono proposte alcune strategie rivolte a combattere l’avanzata delle applicazioni open source sul software proprietario e commerciale.

I punti chiave sui quali si fa leva sono essenzialmente tre:

  • Tempismo
  • Caratteristiche del prodotto
  • Effetto rete

In un mondo perfetto

Secondo Mendelson, lo scenario ideale per un’etichetta commerciale consisterebbe nel, cito,

[…]to bring its product to market first, to judiciously improve its product features, to keep its product “closed” so the open source product cannot tap into the network already built by the commercial product, and to segment the market so it can take advantage of a divide-and-conquer strategy.

Quindi vantaggio del primo entrante mescolato ad un costante miglioramento del prodotto, che deve essere tenuto rigorosamente a codice chiuso per impedire che il software open possa avvantaggiarsi dell’effetto rete creato dall’applicazione commerciale. Altrettanta importanza viene data alla segmentazione del mercato, utile ad instaurare un circolo vizioso generato dall’effetto rete stesso.

L’esempio principe che viene citato nella ricerca è Microsoft Office. Dapprima utilizzato in ambito professionale, è stato successivamente traslato al mercato consumer, che ha fatto a sua volta da traino per il mercato professionale. Spezzare una catena del genere non è certo facile.

In un mondo imperfetto

Ma cosa succede se è l’alternativa open source ad entrare per prima sul mercato?

In questo caso

the commercial vendor does well to enter the market with a compatible product and then invest in new product features to make its product compelling even though it costs more–a strategy sometimes known as “embrace and extend.” In this case, being “open” (or compatible) helps the commercial firm tap into the network created by the free product. Then, the commercial firm must compete by out-innovating the free product.

Dunque l’accento verte sulla compatibilità con l’applicazione open e sull’estensione delle funzionalità del prodotto. Lo step successivo è quello di rendere obsoleta l’alternativa gratuita, per poi estrometterla dalla rete alla quale la stessa ha dato vita.

Qualche precisazione

In questo frangente non mi interessano le considerazioni filosofiche open vs closed, non aggiungerebbero niente alla conversazione.

Comincerei invece a fare qualche precisazione rispetto all’articolo in lingua originale, nel quale ci sono a mio modo di vedere due inesattezze di fondo.

In primo luogo sembra che venga dato per scontato che il software open source sia gratuito, confondendo clamorosamente le due accezioni. Potrei anche sbagliarmi, ma l’impressione è quella.

In secondo luogo, non si palesa nemmeno lontanamente l’ipotesi che un’azienda possa guadagnare tramite l’open source, seppur con modelli di business non tradizionali. A mio avviso non ha più nemmeno senso parlare di alternative, ma di un modo come un altro per fare business.

Considerazioni

Tuttavia la cosa interessante sta nel fatto che due esimi ricercatori, appartenenti a scuole d’elite famose in tutto il mondo, si pongano il problema di come contrastare il fenomeno open source e del software gratuito. Questo potrebbe voler dire che effettivamente si avverte la necessità di improntare delle strategie per respingere una reale e sentita minaccia. Diciamo che lo sapevamo già ;) ma una conferma non fa mai male.

Dal punto di vista del consumatore i benefici che si traggono dall’allargarsi della concorrenza, prezzi più bassi e prodotti migliori, non possono che essere accolti positivamente.

E voi, come la pensate?

EDIT: Interessanti gli interventi sul forum di debianitalia.org riguardo l’argomento, mi trovano pienamente concorde.

Il blog si rifà il look

Cover of Click (1992), English translation of ...
Image via Wikipedia

Tempo di cambiamenti su Ispirazioni Informatiche.

Ho modificato l’aspetto del blog ( i feedati facciano click :D ) ed il template che ho adottato e adattato sembra soddisfare quantomeno Soleluna. Ma lei, si sa, è di parte ( e mi ucciderà per l’immagine inserita nel post ).

Devo lavorarci su ancora un po’, ci sono taluni aspetti da sistemare, però la voglia di pubblicarlo era tanta ed il tema precedente era troppo appesantito dai miei esperimenti.

Mentre mi districavo con relativa fatica tra fogli di stile e codice php, non sono un guru in fatto di web design, mi chiedevo se il gioco valesse la candela. In fondo seguo via feed centinaia di blog dei quali non conosco nemmeno l’aspetto.

Che il futuro sia una pagina bianca senza fronzoli di sorta?

Poi ho pensato che alla fine è un’occasione per approfondire la mia conoscenza in un campo che mi affascina, seppur procedendo a piccoli, piccolissimi passi.

Nascono inoltre una pagina ed un widget intitolati “Lifestream” che raccolgono tutte o quasi le mie attività sul web, il plugin che ho usato potete trovarlo a questo indirizzo.

Fatemi sapere i vostri pareri, consigli e critiche sono come sempre ben accetti, e ho già sentore di chi avrà da ridire. Ma lui, si sa, cit. è un (raro) creativo.

Adobe AIR is not available for your system

Una delle caratteristiche che ancora manca ad Adobe Air per Linux, e che invece è presente nelle controparti Windows e Mac, è la modalità di installazione delle applicazioni tramite il badge che viene esposto sui siti che propongono il download.

Spesso il badge è l’unico modo per scaricare il programma che ci interessa, non essendo di frequente proposta l’alternativa del link diretto al software in questione.

Il laconico errore, che fa da titolo anche al post, sembra non dare scampo. Tuttavia esiste un workaround per ovviare a questa spiacevole situazione.

E’ sufficiente dare uno sguardo al codice della pagina incriminata ( in Firefox: Visualizza -> Sorgente pagina o Ctrl+U ) e cercare all’interno del testo ( Ctrl+F ) la stringa appurl, accanto alla quale di solito giace l’indirizzo che ci permetterà di scaricare il file.

A volte il link è affossato in mezzo ad altro codice, ma è di facile individuazione in quanto termina con .air e, dopo averlo copia-incollato nella barra degli indirizzi del browser, avremo finalmente accesso alla tanto agognata applicazione, installabile poi con un semplice doppio click.