Università di Catania e gli accordi di fornitura con Microsoft

Recentemente l’Università di Catania ha stipulato un contratto di fornitura/aggiornamento del proprio parco software con Microsoft, denominato Microsoft Campus Agreement

Come è possibile vedere dalle slide sopra riportate, si prevedono di risparmiare parecchie migliaia di euro adottando il programma di noleggio dietro corresponsione di un canone, calcolato in base al numero di dipendenti che accumulano più di 200 ore di lavoro l’anno. Nell’accordo vi è anche l’opzione Work at Home che permette l’installazione degli stessi software utilizzati al lavoro sui personal computer di proprietà dei dipendenti.

Bello, bellissimo…

C’è qualcosa però che non mi convince del tutto:

  • I soldi che sono stati risparmiati, saranno solamente dei tagli oppure verranno reinvestiti in qualcosa di concretamente utile per l’università?
  • Perchè non utilizzare per l’amministrazione software open source gratuito, pagando magari un contratto per il supporto? Ovviamente la convenienza va valutata tenendo conto di tempi e costi per la conversione dei dati, per l’apprendimento del personale e tutto ciò che è correlato ad un cambio di architettura. Si potrebbe iniziare con il mantenere Windows e migrare verso applicativi open per poi infine cambiare anche il sistema operativo con una alternativa libera ed in genere meno costosa a lungo termine, al fine di garantire coerenza e stabilità all’interno della rete.
  • Su questa falsa riga si potrebbe rendere disponibile il software a studenti e dipendenti senza restrizione alcuna nel numero e nel tipo di utilizzo (vedi punto successivo)
  • Il contratto in questione non mi è chiaro sui costi a lungo termine del supporto e comporta restrizioni sulle modalità di utilizzo del software, imponendo alcune condizioni che l’utente dovrebbe autoimporsi, vincoli legittimamente da rispettare una volta che si sono accettati i termini della licenza.

Questo mio articolo non ha l’intento di essere una apologia del software libero nè voglio mettere al rogo Microsoft, ma vorrei solo capire se ci si sta muovendo nella direzione giusta.

Per chi fosse interessato può leggere per intero la guida alla sottoscrizione di Campus Agreement ( sono poche pagine ) e la pagina dell’annuncio sul sito dell’ateneo e magari trarne un giudizio per cercare di capire se è conveniente o meno per una università adottare tale soluzione.

Io non credo di avere tutti i dati necessari a disposizione e competenze approfondite per poter trarre delle conclusioni obiettive, ma sono convinto che in qualsiasi amministrazione pubblica l’utilizzo di software propietario sia uno spreco indicibile ed una mancanza di rispetto verso i cittadini che devono avere a che fare con degli applicativi di cui non si conosce il funzionamento interno e che conservano i dati sensibili di ognuno di noi.

27 Commenti

  1. Giampaolo scrive:

    E’ uno schifo. Da ex studente di quell’ateneo posso dire che me lo aspettavo. Una universita’ dovrebbe avere il dovere morale di supportare l’open source, anche di svilupparlo. Soprattutto per fornire ai suoi studenti strumenti non limitanti. E cmq dovrebbe sempre avere un atteggiamento super partes.

  2. Blast scrive:

    A volte credo che a noi comuni mortali sia preclusa la vera conoscenza..

    Voglio dire.. la soluzione di adottare software open source su tutte le macchine di un ente, di un’azienda, di un ateneo ecc… a lungo termine e considerando anche tutte le dovute spese per la migrazione, porta ai seguenti vantaggi:
    - risparmio consistente di denaro
    - maggiore conoscenza del sistema e del singolo software
    - possiblità di modificare e distribuire liberamente il software
    - nella maggior parte dei casi maggiore stabilità e maggiori prestazioni

    Ecco.. se si può ottenere tutto questo, ma non si “migra”, mi viene da pensare che ci sia qualcosa che noi comuni mortali non sappiamo e non prendiamo in considerazione..
    Almeno questa è la sola speigazione che riesco a darmi

  3. xadhoom scrive:

    Il contratto parla solo dei computer dei dipendenti, e non per gli studenti, i quali laboratori sono attrezzati da parecchi anni con SO GNU Linux.
    Ci sono stato proprio 2 settimane fa e Ubuntu faceva bella mostra di sè nei copmputer del laboratorio.

  4. Ispirato scrive:

    Esisterebbe una opzione stipulabile per permettere agli studenti di accedere al software in questione, tuttavia è limitata ad un numero prefissato di studenti e comporta dei costi aggiuntivi.

    Nessuno nega che nei laboratori di informatica sparsi per le facoltà di Catania non siano presenti dei pc con GNU/Linux montato sopra, ma sono un numero esiguo in confronto alla totalità dei sistemi presenti nella pubblica amministrazione e nei singoli dipartimenti.

  5. Ispirato scrive:

    La questione tuttavia è se è giusto e conveniente per l’università procedere in questa direzione invece che adottare del software libero e generalmente meno costoso in termini assoluti. Poi ovviamente è da valutare caso per caso la reale convenienza, ma rimane il dovere di fornire uno strumento controllato e controllabile come lo sono appunto i software open source.

  6. intilinux scrive:

    l’avevo visto ieri e volevo scrivere qualcosa ma ci hai pensato tu…! Sono d’accordo con Giampaolo!

  7. mud scrive:

    massi’ parliamo male di Microsoft, che fa tanto figo!
    Tutto sommato si tratta di una Universita’ in cui usano tutti la mitica Ubuntu, docenti di lettere e filosofia alle prese con sudo, biologi che ricompilano il kernel, studiosi di letteratura greca antica che provano ad aggiornare kde o in alternativa si scannano per sostenere la supremazia della riga di comando (essendo piu’ antica…).
    Certo e’ facile fare meravigliose guerre ideologiche, il demonio Golia Microsoft contro il piccoletto e combattivo GNU-Davide, ma non sarebbe piu’ onesto guardare ai fatti?

    E’ realisticamente IMPOSSIBILE, ripeto, REALISTICAMENTE IMPOSSIBILE pensare che intere strutture con centinaia di lavoratori gia’ addestrati a lavorare in Windows (che molto probabilmente hanno anche a casa e conoscono gia’, altro che Ubuntu…) passino a soluzioni Open Source per motivi SOLTANTO ideologici.
    E’ il caso di ricordare che praticamente tutto il software con cui il 95% delle persone lavora giornalmente esiste in versione solo per Windows.
    Esempio: Un avvocato, secondo voi, le banche dati giuridiche (Giuffre’, Utet, ilsole24ore, ecc. ecc.) esistono per kde? magari un bell’rpm o un deb cosi’ non perdiamo tempo?

    E poi, ma chi lo dice che l’Open Source garantisce strumenti controllati e/o controllabili? Io sono uno sviluppatore (in entrambi gli ambienti, non ho preconcetti) e questa cosa qua la dicono in tanti ma nessuno l’ha mai dimostrata.

  8. Willy scrive:

    Guarda MUD che anche Montecitorio recentemente è passato a Linux e Opensource, penso che a questo punto lo puo’ fare chiunque, visto anche che sono soldi nostri.

  9. mud scrive:

    Beh, dire che Montecitorio e’ passato a Linux e’ un po’ come dire che Alessia Marcuzzi e’ diventata un uomo.
    Intendiamoci, puo’ farlo se vuole, ma non lo ha fatto.

    Mi pare se non ricordo male, che chiuque voglia Linux lo chiede e gli viene installato, e sinceramente non mi pare un grande risultato, considerato che prima non era mica vietato…

    Tralascierei volentieri il discorso ‘risparmio calcolato il millemila milioni di euro’, ottenuto moltiplicando il prezzo di listino di windows per il numero di computer, perche’ con un minimo di onesta’ intellettuale si puo’ capire che i conti non si fanno cosi’…

  10. asd scrive:

    mud ma tu, sei una testa di cazzo? :O
    No, davvero, non e’ una battuta perche’ vai su un blog qualsiasi e inizi a sparare stronzate?

    Dalla prima fase
    > massi’ parliamo male di Microsoft, che fa tanto figo!
    == aver letto le prime due righe dell’articolo e averlo catalogato come “banalita’” anti-microsoft

    -.- E’ vero, al giorno d’oggi ci sono i conformisti, gli anti-conformisti, gli anti-anti-conformisti, etc e poi si cade nel ridicolo.

  11. barbadillo scrive:

    @mud: e invece secondo me i conti si fanno così, non solo, ma anche…

    Intanto sarebbero 18.000+5.000= 23.000 circa risaprmiati quest’anno, altrettanti l’anno prossimo e così via vita natural durante. Inoltre, l’ultima slide mi fa sorridere, 130 euro risparmiati per l’acquisto dei nuovi pc! Wow, ma non lo sanno che se non ci fosse preinstallato windows ne risparmierebbero ancora di più?

    Comunque non mi stupisco + di tanto, questo “accordo” è stato stipulato dalla CRUI (conferenza dei rettori delle uni italiane), quello che mi stupisce è che nessuno, in ambiente universitario, abbia voglia di fare un progetto di migrazione verso il software libero e di diffonderne i risultati, parlando terra terra di soldi, così che tutti capiscano, o almeno che se ne interessino, visto che l’aspetto etico-sociale-tecnico non attacca.

  12. L.Cassolini scrive:

    Io penso che non avrebbero fatto un passo del genere se non ci fosse stata l’opzione work at home. Mica scemi i prof. si fanno pagare la licenza Office sul pc di casa, così si “regolarizzano” alle spalle dei contribuenti e degli studenti.
    Bene visto che loro sono i più grnadi furboni della Terra, perchè ora gli studenti non “migrano” in massa verso altre facoltà?
    Senza studenti voglio vedere una università come campa.
    Saluti

  13. francescodl scrive:

    Il costo è per anno, e quindi bisogna moltiplicarlo per gli anni di presunto utilizzo di una licenza normale per poter valutare il risparmio. Per esempio: Windows XP è uscito nel 2001 se non mi sbaglio. Ora siamo nel 2007 e bisogna ancora usare XP (gli aggiornamenti si scaricano gratuitamente). Fate voi i conti!

  14. Ispirato scrive:

    Rispondo un po’ a tutti:

    @mud
    il mio articolo, come precisato all’interno dello stesso, non vuole essere anti microsoft, in quanto al posto della casa di Redmond ci sarebbe potuta essere Vattelapesca soft inc. e non sarebbe cambiato nulla. Il mio discorso voleva essere incentrato su altri aspetti quali quello economico, etico e civile. La mia idea era quella di porre l’attenzione sulle amministrazioni pubbliche (il caso della mia università è un esempio che cade a pennello) italiane che come tanti altri paesi potrebbero anche passare all’opensource, unica alternativa valida che conosco, ma non lo fanno anche per i problemi da te esposti con chiarezza e un po’ per il voler mantenere lo status quo che conviene un po’ a tutti. Vorrei anche che leggessi un altro articolo che ho scritto e mi dicessi cosa ne pensi, le critiche sono ben accette:

    http://informatica.wordpress.com/2007/05/30/miti-o-verita-security-by-minority-open-source-e-le-conclusioni-basate-su-metri-di-giudizio-opinabili/

    Per quanto riguarda i conti avevo ti rimando al mio post dove ho specificato che i costi non sono esclusivamente delle licenze ma ci sono anche costi accessori. Inoltre nelle slide presentate dall’università il risparmio sulle normali licenze lo calcolano proprio moltiplicando il costo per il numero dei pc.

    @asd
    Capisco la facilità con la quale un discorso del genere possa creare delle incomprensioni, vista anche la difficoltà di reperire dei dati in maniera attendibile e univocamente interpretabili (vedi articolo linkato sopra), tuttavia credo che possiamo mantere un tono accettabile nella conversazione, no? ;)

    @intilinux
    mi piacerebbe sentire anche cosa ne pensi tu, perchè non scrivi qualcosa? :)

    @barbadillo
    E’ difficile ma possibile, visto che in altre nazioni sono riusciti a passare a soluzioni libere, l’Italia è forse un caso a parte? Forse si.

    @francescodl
    Effettivamente potrebbe essere necessario calcolare la spesa che si protrae per più anni, quindi il costo in teoria si alza, ma bisognerebbe avere dati concreti alla mano per effettuare una stima.

  15. [...] Università di Catania e gli accordi di fornitura con Microsoft Recentemente l’Università di Catania ha stipulato un contratto di fornitura/aggiornamento del proprio parco […] [...]

  16. Xavio scrive:

    Bisogna calcolare tra le altre cose, che il canone si paga ogni anno, il software acquistato invece è perenne, alla fine, un computer con windows 2000 per aggiornarlo a vista prevede un upgrade dell’hardware…

    Non sò quanto alla fine sia conveniente, senza contare che se comprano hardware di marca (HP, Dell, …) hanno già le licenze di Vista comprese…

    Secondo me alla fine non c’è tutto quel guadagno…

  17. mud scrive:

    a chi mi ha dato della tdc rimando indietro l’epiteto, cioe’ se non hai capito sono io che do’ della testa di cazzo a te, e ti spiego pure perche’.
    Le reazioni scomposte e totalmente prive di argomentazioni sono tipiche di chi fa un discorso esclusivamente ideologico, senza nessun supporto di conoscenze reali delle tecnologie di cui si parla. Sei un sistemista? Un programmatore? o semplicemente un ‘appassionato’ che ha installato Ubuntu e ha molto gradito le finestre semitrasparenti di kde (ovviamente fatte prima di Windows che le ha volgarmente copiate)?
    In fondo e’ facile, basta andare in edicola e comprare un po’ di riviste pro-linux per trovarvi strampalate teorie solla supremazia di Linux su Windows, e’ un po’ come se una gara automobilistica la si facesse ai box, leggendo le schede tecniche delle auto, poi il mercato pero’ ne preferisce una che fa schifo e si paga pure piuttosto che una gratis piu’ veloce e piu’ sicura… suvvia, ci vuole anche un po’ di onesta’ nelle valutazioni…

    Ispirato: lo leggo a breve e commento con piacere.

    Per concludere: lavoro (nel senso che mi pagano per farlo) con Linux e Windows da circa 13 anni, ognuno dei due sistemi ha il proprio target, il proprio zoccolo duro di utenti che non sono disposti a cambiare (in entrambi i casi), e fanno bene.
    Personalmente da sviluppatore, a seconda della complessita’ di un progetto, dalla piattaforma, ma soprattutto dall’UTENZA del prodotto scelgo di lavorare di volta in volta in maniera da ottenere il risultato migliore con il minimo sforzo, se lo posso fare con linux bene, se lo posso fare con .NET altrettanto bene. Tutto qui.
    Sento invece di miei colleghi e amici che pur di non utilizzare Windows decuplicano i tempi di sviluppo (quando va bene) per ottenere alla fine un prodotto certamente piu’ bacato (piu’ codice = piu’ bug) ma diamine, totalmente sviluppato in Open Source!!!. Contenti loro…

    Discorso licenze:
    Microsoft ha proposto sempre (da almeno 10 anni) licenze di tipo Educational, che abbattono i costi di XP e/o di W2003SRV, SQLSERVER, ecc. ecc. fino oltre l’80%, per questo motivo la moltiplicazione costolicenza x numeropc ha soltanto un valore propagandistico piu’ che reale.

  18. Peppo scrive:

    Ciao, io sono un ex studente della falcoltà e adesso lavoro come consulente in una società di informatica. Premetto che lavoro soltanto su sistemi Unix e Linux. Come tutte le strutture statali il primo pensiero è risparmiare il più possibile e a conti fatti così si riparmia. Per effettuare la migrazione non occorre cambiare soltanto i pc client ma anche l’intera architettura dei server DB e quantaltro. Voi dite che si risparmia, certo, sono piemamente daccordo con voi, ma ci sono altri costi che non avete preso in considerazione.

    - Corsi per addestrare i dipendenti, che essendo ormai non più giovani non sò quanto possono rendere.
    - Pagare consulenti come me che ridisegnino l’architettura dei sistemi.
    - Pagare consulenti che creino un ambiente di test.
    - Pagare consulenti che eseguino la migrazione.
    - Pagare una società che prenda in appalto l’assissenza.

    Dopo viene di certo il risparmio, ma prima si rende necessario un forte investimento cosa che giù in sicilia è rara a trovarsi.Per farvi un esempio questo tipo di migrazioni se le possono permettere soltanto le banche e qualche altra soccietà. Certo se ci sarebbero dei fondi le cose potrebbero cambiare, quindi mi sà che si dovrà attendere ancora un pò per vedere il pinguino nelle PA & co.

  19. Filo scrive:

    Io credo che il problema della conversione non sia da affrontare alla leggera: ki è passato dalle scartoffie ai primi PC avrà bestemmiato per almeno un annetto in turco aramaico, xke vedeva una cs del tutto nuova! credo ke il passaggio da WIN a Linux non sia da meno.
    Io mi ritengo super partes (utilizzo la cara vekkia mela di Cupertino!) ma opterei per l’utilizzo di software gratuito in maniera graduale…diciamo ke da qui a 3 anni l’intero sistema dovrebbe risultare converito.

    CIao

  20. Giampaolo scrive:

    Lo sappiamo tutti che a M$ interessa solamente il guadagno e mantenere un certo monopolio indiretto. Infatti nelle slide si evince chiaramente che l’obbiettivo principale è “Essere in regola con le licenze”. Ovvio che se riempiono i computer dell’ateneo con Office quest’ultimo rimarra’ diffuso. Lo stesso vale per le PA. E quando devo scaricare un documento o un modulo e mi ritrovo il .doc o il .xls mi girano le p*ll*. Perchè io me la cavo, ma gli utenti comuni (ignari ed insensibili) sono costretti ad usare Office e mantenere in vita il circolo che assicura a M$ la sua fetta. Che i privati installano il software M$ pirata gli fa solo piacere, perchè continua ad alimentare il circolo.

    Questo lo ritengo proprio schifoso. Le PA e gli atenei dovrebbero essere i primi ad indignarsi e combattere e contribuire al “vero” sviluppo dell’IT, e non regalare i nostri soldi a M$.

    Per quanto riguarda le migrazioni è ovvio che non tutti possono permettersele. Ma se le universita’ preparassero i loro studenti ad essere ‘veri’ ingegneri a 360° e non semplici tecnici, la migrazione avverrebbe in maniera naturale. Perchè le soluzioni che puoi trovare con l’Open Source sono di gran lunga piu’ ergonomiche.
    Allora si che si costringerebbe anche M$ ad essere piu’ competitiva, invece di sfornare una cag*t* nuova l’anno per costringerti all’upgrade.

  21. Peppo scrive:

    Mi sa che mi sono spiegato male. Non servono ingegneri a 360° ma tecnici specializzati che sappiano fare il propio lavoro. Adesso vi dò una bozza di tempi e costi:

    1- 3 mesi di corso per una classe di 20/30 dipendenti (moltiplicare per utenti + costo prof 1500/2000 Euro mese)
    2- 2 mesi di riunioni preliminari per delineare i punti chiave del progetto.
    3- 3 mesi uomo di sistemista senior per disegnare la nuova architettura (paga 400/500 al giorno).
    4- 1 mese uomo di sistemista senior + riunioni per esaminare, correggere, approvare il progetto.
    5- 5 mesi per costruire l’ambiente di test con 5 sistemisti (1 costa 200 euro al giorno anche se alla fine ne prendi max 70/80 bastaddi).
    6- 2 mesi di test con 5 sistemiti + utenti per i test.
    7- 5 mesi per costruire l’ambiente si produzine con 5 sistemisti
    8- 1 mese per collaudo e messa in produzione (lavoro anche nei fine settimana per non dare disservizi 1 sistemista costa 350 al giorno).

    Per mese intendo circa 20 giorni lavorativi e tutti i temti esclusi i punti 1 2 3 sono da considerarsi per singola facoltà.
    Quindi si ha:
    6 mesi per avviare il progetto 36000 Euro
    13 mesi per migrare un dipartimento con una spesa di 260000 Euro (per facoltà)
    Considerando 2000 dipendenti si ha
    80 corsi con classi di 25 costa 120000

    Questa è una stima media nel senso che per la facoltà di economia ci vorrà meno tempo che per quella di SS MM FF NN (Fisica, Informatica).
    Quindi il problema è avere in coraggio di investire adesso per avere poi un sistema sicuro, affidabile, open source, ed avere un risparmio futuro.

  22. mud scrive:

    Oltretutto…
    Quasi tutte le infrastrutture di rete del mondo sono CISCO, che non e’ certamente Open Source, ma nessuno se ne lamenta, il che rappresenta una sorta di monopolio ben piu’ grande e pericoloso di quello di MS.
    I dati sensibili all’interno dei files di word sono un problema perche’ non sappiamo quel demonio di Gates cosa ci fa?
    E allora gli stessi dati inseriti in files Open Source che pero’ passano CERTAMENTE da un router Cisco?

    E i database.
    Devo per forza usare quel micrognoso MySQL?
    E se mi servono le Stored Procedures?
    Che faccio, uso Oracle? Ma Oracle e’ commerciale, allora perche’ non posso usare SQLServer?

    E SAP? Ne vogliamo parlare?

    E tutto il software che in ambiente Open Source proprio non esiste? Bisogna per forza riscriverlo? Non e’ per caso piu’ economico utilizzarne uno gia’ esistente?

    La verita’ e’ che esiste uno stupido pregiudizio aprioristico nei confronti di MS, per nulla supportato dai fatti. Finche’ la guerra ideologica la fanno ‘gli appassionati’ di informatica va pure bene, pero’ il professionista del settore non puo’ proprio permetterselo, secondo me.

  23. Ispirato scrive:

    @mud
    Dici cose molto sensate, alcune delle quali condivido, ed in linea con il tuo pensiero precedente, ma forse hai allargato un po’ troppo le vedute.

    Nessuno ha detto di voler trasformare l’intera rete in un paradiso Open Source. A seconda della convenienza, in termini di utilità e costi, è legittimo che si usi un software closed piuttosto che open, ma spesso e volentieri la bilancia non è tarata bene e si possono commettere errori di valutazione che non portano alla scelta “giusta”, visto che i fattori da considerare non sono solo costi e utilità, come già espresso in precedenza.

    Il caso delle pubbliche amministrazioni è un esempio in tal senso.

    Verso Microsoft credo che non esista questo gran pregiudizio a livello globale, di solito i detrattori sono coloro che provengono da altri sistemi o ne usano altri in contemporanea e quindi una minoranza rispetto alla mole di utilizzatori di Windows. Se ne parla solo di più, probabilmente perchè di solito chi usa altri sistemi è un utente scafato e quindi tendenzialmente più portato ad inserire su internet i propri pareri e cercare soluzioni ai propri problemi. Inoltre chi utilizza, per esempio, Mac o GNU/Linux si sente partecipe di una comunità, spinto da un senso di appartenenza che all’interno dell’ambiente Windows non si percepisce.

    @Peppo
    Ma il preventivo è gratis o te lo devo pagare? :D Complimenti per lo sbattimento ;) e sono d’accordo con quel che dici.

  24. Peppo scrive:

    @Ispirato

    :-) è gratis era per farvi fare un idea di quello che costi fare il passaggio da WIN a Linux. Cmq volevo precisare che io sono un sostenitore di Linux e la mia intenzione non era quella di giustificare il comportamento dell’Ateneo ma di porvi un opinione da tecnico.

  25. [...] Università di Catania e gli accordi di fornitura con Microsoft [...]

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